"La tecnologia usata nel modo giusto è una potentissima arma del bene, tuttavia i giganti del web hanno fallito e la politica deve assumersi le sue responsabilità", così il ministro inglese Matt Hancock si fa promotore di una iniziativa che evidenzia lo scorretto e spropositato uso dei social network da parte delle nuove generazioni.

Padre di tre figli di 11, 9 e 4 anni, ai quali è ancora vietato l'uso di internet, al contrario di quanto si possa pensare, il ministro è un grande fan della tecnologia, tanto da aver sviluppato un'applicazione che gli permette di chattare ogni giorno con i diecimila amici con cui condivide il social.

Come la politica possa assumersi le sue responsabilità su questo fenomeno non è ancora chiaro. Per il momento il ministro ha agito su siti destinati agli adulti: da Aprile, infatti, per accedervi, sarà necessario dimostrare di aver compiuto la maggiore età.

Tuttavia la battaglia di Hancock è un'altra: il suo impegno riguarda specialmente i social, per i quali la proposta è quella di introdurre un limite di età più rigido di quello presente, consentendo facilmente l'accesso a qualsiasi adolescente. Il governo inglese sta esaminando questa proposta insieme a quella di una classificazione dei contenuti in base all’età, sulla falsa riga di quanto accade con i film, o ancora inserendo un “parental control” simile a quello presente sulle tv a pagamento.

"Agli adulti non imporrei un timer, ma il tempo che gli adolescenti trascorrono connessi è una questione che preoccupa molto", scrive il Times, scelto come portavoce della campagna di Hancock, che, da padre, aggiunge: "Lo smartphone è stato inventato nel 2008, noi siamo la prima generazione di genitori che deve affrontare questo fenomeno".

Ne è la prova l'abitudine presa con la moglie di posare in una scatola, una volta tornati a casa, i rispettivi cellulari per poi riprenderli al mattino seguente.

I social come dipendenza

L'allarmismo di Hancock è giustificato dai risultati delle ricerche svolte negli ultimi anni, tra le quali spicca quella di Yougov, che dimostra come i giovani adolescenti inglesi sviluppino stati d'ansia quando sono a corto di batteria, credito, o connessione internet.

Quando si arriva a questo stato, gli esperti sono soliti consigliare un approccio psicoterapeutico come metodo migliore in grado di risolvere il problema.

Ormai sempre di più il telefono è diventato una "scatola dei ricordi", un oggetto indispensabile del quale gran parte delle volte non si può fare a meno. Il solo allontanamento temporaneo provoca disagio nella maggior parte delle persone, che nei casi più gravi porta a quella che oggi chiamiamo "nomofobia", la paura patologica di staccarsi dal telefono.

Nella storia della psicologia esistono numerosi esempi che riportano a questo comportamento. Donald Winnicott, importante figura nel mondo della psicoanalisi e della psicologia dello sviluppo, chiamava "oggetti transizionali" quei giocattoli, coperte, o qualsiasi altra cosa che permetteva al bambino di avere una sensazione di sicurezza, nella fase di separazione dalla madre, un oggetto dal quale non si sarebbe separato per nulla al mondo.

Questi oggetti sarebbero ritornati in fase adolescenziale e anche adulta sotto forme diverse e, in questo caso, fare un rapido collegamento su quale possa essere un oggetto transizionale, dovrebbe risultare abbastanza semplice.