I nuovi documenti rivelati dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti gettano una luce inquietante su un episodio finora poco esplorato della storia della tecnologia: il possibile ruolo di Jeffrey Epstein nell'industria delle auto elettriche (EV) e nel panorama finanziario di Silicon Valley. Nonostante la sua condanna nel 2008, emerge come investitori e intermediari abbiano continuato a interagire con lui, evidenziando un paradosso tra reputazione compromessa e accesso privilegiato.

David Stern, l’intermediario “ombra” tra Prince Andrew ed Epstein

Secondo TechCrunch, il businessman tedesco David Stern – figura elusiva fino a oggi – agiva come intermediario di Epstein, proponendogli investimenti milionari in startup EV come Faraday Future, Lucid Motors e Canoo tra il 2017 e il 2019. In un caso emblematico, Stern presentò a Epstein l’opportunità di acquistare una quota del 32% di Lucid Motors al prezzo di una “fire sale”, stimata in 300 milioni di dollari, con l’intenzione di rivenderla successivamente a un investitore di maggior peso. Epstein, tuttavia, non investì direttamente in nessuna di queste operazioni, nonostante fossero state sollecitate tramite e-mail e promesse di alta redditività.

Accesso dopo la condanna: il paradosso dell’“ottica economica”

Le conversazioni tra Stern ed Epstein rivelano come, nonostante la gravità della condanna per sfruttamento sessuale di minorenni, l'accesso del finanziere ai circoli di potere non si sia interrotto. Al contrario, alcuni investitori hanno continuato a cercarlo come fonte capitalistica, specialmente in settori emergenti e ad alto rischio come quello delle auto elettriche. Stern cercava “informazioni privilegiate” da Morgan Stanley per sfruttare situazioni speculative, dimostrando una visione opportunistica focalizzata sul guadagno rapido.

Capitali opachi e governance a rischio

Il caso di Canoo è sintomatico: tra gli investitori originari figurano un imprenditore legato a Pechino, un magnate taiwanese e lo stesso Stern, tutti personaggi difficili da tracciare attraverso i canali ufficiali.

Questa strutturazione finanziaria rende opaca la provenienza dei capitali e limita la responsabilità nella governance delle imprese, fattori cruciali in un settore che attraversa una fase di euforia e rapida crescita.

Una lezione per il futuro del settore tech

La vicenda offre una lezione importante per il futuro del settore tech: la carenza di trasparenza e una rete di investimenti basata su rapporti personali possono favorire economie instabili, soggette a “capitali predatori”. Ciò impone ai fondatori e agli investitori istituzionali di adottare criteri rigorosi di due diligence, trasparenza e tracciabilità nella raccolta fondi, non solo per motivi reputazionali, ma per la stabilità a lungo termine delle startup emergenti.

In sintesi, i documenti rivelano un capitolo inquietante delle dinamiche finanziarie nella Silicon Valley. Sebbene Epstein non abbia mai investito direttamente nelle startup EV in questione, il suo ruolo potenziale come catalizzatore e facilitatore sottolinea una fragilità culturale del settore: la disponibilità a ignorare il passato per inseguire promesse di profitto rapido. Questa lezione rimane attuale, mentre nuove onde tecnologiche come l'AI e i sistemi autonomi si preparano a rivoluzionare interi ecosistemi.