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La tensione è elevatissima. Un drammatico gioco tra la vita e la morte, sul filo del rasoio, in un susseguirsi incessante di emozioni. solo è senza dubbio una fiction che bilancia la forte componente emotiva della narrazione con l'interpretazione profonda che ne danno i personaggi.

Solo: la componente psicologica in uno scenario da incubo

Il modo in cui Marco Solo e Agata, la figlia del boss Antonio Corona, affrontano il loro incontro nel ristorante di Scilla, è il simbolo di quanto la seconda puntata ha riservato: un'intensa capacità di rappresentazione psicologica dei personaggi.

In particolare, di queste due figure immerse nelle loro inquietudini. La scena, fatta di poche frasi, molti sguardi e altrettanti silenzi, non era facile da costruire. Invece, è talmente ben girata che gli spettatori sono lì, in quella solitudine carica d'interrogativi, mentre i sentimenti emergono fino a travolgere ogni cautela.

Marco Solo e Agata Corona: una storia impossibile

La loro è una storia senza futuro. Marco ne è consapevole. Eppure si lascia coinvolgere da Agata. E' la sua debolezza. La più pericolosa delle debolezze. Quella che può condurlo all'errore fatale. Ma non resiste. Perché è talmente duro da sopportare il ruolo d'infiltrato da spingerlo a superare ogni ragionevolezza quando in gioco entrano l'affetto, la tenerezza, forse l'amore. Contro la brutalità di un inferno. Agata si abbandona a lui, questo si può comprendere.

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Ma Solo ha capito davvero quale sia il rischio?

Barbara, la poliziotta che protegge Solo, è ormai al limite

La potenza della storia, le emozioni che si susseguono, non sono esclusivamente il riflesso di scene violente, di ansia condotta fino al parossismo. Non c'è solamente questo. E' la pressione che mette a dura prova i sentimenti ad essere il cardine dello sviluppo emotivo. Barbara, collega poliziotta ma soprattutto compagna di Marco, è una figura tragica, lacerata dalla vicenda più di ogni altra. E' incerta sui sentimenti di Marco. La gelosia verso Agata e la paura di perdere l'uomo che ama, scavano in di lei un baratro nel quale rischia di precipitare da un momento all'altro. Non può fare nulla. Se non rimanere immersa nell'oscurità di una remota solitudine, dove le è negato ogni diritto ai sentimenti.

I sospetti dei Corona su Solo

Dopo la scomparsa di Nardiello, il poliziotto corrotto, nascono i primi dubbi su Marco Solo.

E' Vincenzo Corona, che tuttavia nasconde la verità sul proprio passato, a sollevare i sospetti. Decide di mettersi contro Bruno, il nipote, rischiando fino in fondo la propria credibilità. Antonio Corona ha invece fiducia nel giudizio del figlio e lo sostiene. Per Marco Solo il rischio aumenta sempre più. La polizia di Gioia Tauro è sulle sue tracce. E' costretto a cercare compromessi per difendere la sua copertura. Ma i Corona non possono permettersi di avere nella loro cosca un estraneo. Per capire, lo sottopongono ad una prova. Che sarà tremenda: uccidere un ispettore di polizia, a freddo.

Solo non ha altra scelta: uccidere

Si tratta di Spada, proprio l'ispettore con il quale Solo aveva trovato un accordo di collaborazione. Per Spada non c'è scampo e Marco lo sa fin troppo bene: anche se non fosse lui a sparargli, come gli chiede di fare Bruno Corona per avere un pegno di lealtà, lo farà un altro. Cinicamente punta la pistola. E spara. La scena è repentina. Si rimane sconvolti. Ma è durante il tragitto, in macchina con i Corona, che lo spettatore è portato a vivere la vicenda con il crudo tumulto d'animo che un bravissimo Marco Bocci lascia trasparire. La regia è impeccabile.

Solo si salva. Ma sta per pagare caro un errore di leggerezza

La prontezza sotto la quale ha sepolto ogni remora morale, lo salva. La missione prevale su tutto. Ciò nonostante, l'essersi lasciato andare con Agata è un errore che sta per pagare a carissimo prezzo. In una famiglia di 'ndrangheta, l'affiliazione è resa più salda dai matrimoni: questa volta per Solo sarà una strada senza uscita. E la tensione sale di nuovo.