A comunicare la triste notizia è l’agente del noto attore inglese, Leslee Dart. Daniel Day-Lewis non svolgerà più la professione attoriale e non solo: non fornirà spiegazioni ulteriori sulla decisione. L’attore ha solo fatto riferimento a una scelta derivante da motivi personali.

Una carriera ricca di Oscar

Il ritiro dalle scene arriva per l’attore alle soglie dei suoi sessant’anni, dopo una carriera ricca di successi e riconoscimenti.

Ben 3 gli Oscar conquistati dagli anni Novanta ai giorni nostri: nel 1990 è migliore attore protagonista nella pellicola di Jim Sheridan “Il mio piede sinistro”, in cui interpreta con grande sensibilità la storia e il talento di un artista tetraplegico e, per farlo, Day-Lewis ha dovuto imparare a scrivere con le dita del piede, e così per “Il petroliere” nel 2008, diretto dal regista Paul Thomas Anderson e, ancora, nel 2013 per “Lincoln” di Steven Spielberg.

Fascino e talento smisurati

Nonostante la formazione di Day-Lewis sia stata inizialmente teatrale (ha recitato nei teatri londinesi ne corso degli anni Sessanta) è sicuramente al Cinema che deve la sua notorietà. Pellicole celebri come “Camera con vista” di James Ivory nel 1985 e poi, “My beautiful Laundrette”, tratto dalla sceneggiatura di Hanif Kureishi, l’avvincente storia de “L’ultimo dei Mohicani” del 1992 diretto da Michael Mann, e soprattutto, “L’età dell’innocenza” e “Gangs of New York” di Martin Scorsese, l’hanno conclamato tra i migliori attori della nostra epoca.

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Cinema

Nessuna delle sue interpretazioni è mai risultata banale e l’espressività, l’eleganza e l’intensità che caratterizzano la sua tecnica, lo studio del personaggio di questo artista camaleontico hanno costantemente lasciato il segno. Diverse anche le nomination ricevute: per “Nel nome del padre”, “The Boxer”, “Il mio piede sinistro”, “Gangs of New York”, “Nine” ed altri ancora.

Una star sui generis

Alcune riviste come People Magazine e Empire Magazine lo hanno inserito in un elenco di 50 attori più belli e sensuali del mondo.

Ma Daniel Day-Lewis è un artista sui generis, schivo e riservato e sfugge la celebrità, dedicandosi molto alla sua famiglia, alla moglie Rebecca Miller e ai loro due figli.

Nel comunicato viene sottolineata la gratitudine dell’attore per i suoi fan, per i colleghi e collaboratori che l’hanno sostenuto fino adesso.

Non ci resta che accettare che “Phantom Thread” di Paul Thomas Anderson, dramma sul mondo della moda inglese degli anni Cinquanta, sarà a questo punto l’ultima volta che potremo apprezzarlo sul grande schermo.

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