"Penso a questo, come alla fine della mia carriera, alla fine della mia vita”: lo scorso maggio, dopo aver ricevuto al Festival del cinema di Cannes la Palma d'Oro alla carriera, il celebre attore francese Alain Delon non aveva trattenuto le lacrime, dimostrando che dietro i suoi magnetici occhi glaciali c'è un uomo di 83 anni, tormentato e fortemente malinconico.

Poco dopo quel riconoscimento, ha rischiato di morire. C'erano voci insistenti su una misteriosa malattia che aveva colpito il divo francese, ma niente di ufficiale. Almeno fino a ieri quando la famiglia, per voce del figlio Anthony Delon, 54 anni, ha reso noto che il padre è ricoverato da quasi due mesi a seguito di un ictus, ma ora sta meglio.

Alain Delon, passato lo spavento si 'riposa'

Il protagonista de Il Gattopardo, Rocco e i suoi fratelli, Zorro e di un'altra ottantina di pellicole, ieri ha tenuto con il fiato sospeso ammiratori ed ammiratrici ad ogni latitudine e di tutte le età età, non appena le agenzie hanno battuto la notizia che da giugno è ricoverato in una clinica svizzera a seguito di un ictus e di una leggera emorragia cerebrale. A renderlo noto, il figlio Anthony Delon che però ha precisato che il peggio sembra essere passato, e ora suo padre si "riposa".

Il grande spavento c'è stato a giugno quando, dopo un'emorragia cerebrale, Delon era stato ricoverato in un ospedale parigino, il Pitié-Salpétriere, dove ha trascorso tre settimane in terapia intensiva.

Al suo capezzale, si sono alternati i componenti della famiglia. Ora è convalescente, e la figlia Anouchka Delon, segue passo passo i suoi progressi sottolineando che il padre è un "combattente", e sul suo profilo Instagram aperto al pubblico, dà ogni giorno qualche aggiornamento degno di nota.

Il figlio Anthony ha sottolineato che le funzioni vitali dell'attore sono "perfette" e il suo stato, secondo i medici, è "stabile".

La famiglia è stata molto abile a riuscire a mantere la segretezza su quanto accaduto, 'depistando' la stampa francese che con sempre maggiore insistenza per due mesi ha fatto circolare voci di una condizione di salute incerta del divo. Lo staff di Delon aveva reso noto che l'attore era stato ricoverato per vertigini e mal di testa riuscendo così a non rivelare una condizione ben più grave, almeno fino a che tutto non è tornato a una quasi normalità.

Alain Delon, l'uomo e l'artista

"Un omaggio postumo fatto a un vivente": queste le parole dell'attore a maggio quando ha ricevuto la Palma d'Oro alla carriera che gli è stata consegnata da sua figlia Anouchka, nata nel 1990 dalla relazione avuta in tarda età con la top model olandese Rosalie van Breemen, da cui ha avuto anche Alain Fabien, nato nel 1994.

Bellezza, fascino 'maledetto' e bravura, l'attore francese classe 1935, ha esordito nel cinema a 22 anni, di ritorno in Francia dalla guerra d'Indocina, come da lui stesso raccontato, e ha raggiunto l'apice della carriera con i film italiani Rocco e i suoi fratelli del 1960 e Il gattopardo, del 1964. Di entrambi la regia è del maestro Luchino Visconti di cui Delon ha ricordato la ferrea disciplina.

In occasione della premiazione a Cannes, Delon aveva raccontato che sono state le donne che l'hanno amato a portarlo a fare la professione di attore. A cominciare da una certa Brigitte Auber, una ragazza che gli fece fare un giro sul red carpet della Croisette proprio appena tornato dall’Asia, quando lui nemmeno sapeva cosa fosse Cannes. E poi Romy Schneider, suo grande amore, oltre all'attrice e regista Mireille Darc, sua compagna per 13 anni con cui era rimasto in ottimi rapporti anche dopo la fine della storia. Alla morte di lei, due anni fa, per un male incurabile, l'attore aveva detto: "Senza di lei, anch'io posso andarmene".

La Palma alla carriera, preceduta dalla Palma d'oro per Il Gattopardo come miglior film, e nel 1984 dal Premio Cesar come migliore attore protagonista per il film 'La nostra storia' di Bertrand Blier, è stata per Delon un riscatto rispetto a un'immagine poco edificante.

Negli anni '70, infatti, l'attore fu travolto dalle indagini sull'omicidio della sua ex guardia del corpo, una storia a base di droga e relazioni irregolari. A seguire, una brutta fama lo 'perseguita'.

Proprio alla vigilia della premiazione a Cannes, l’associazione femminista Women and Hollywood, aveva lanciato on line una petizione per revocargli il premio, descrivendolo come razzista, omofobo, misogino e violento. Parte dell'opinione pubblica, gli contesta l'amicizia avuta con Jean-Marie Le Pen e la simpatia per i movimenti di estrema destra in Francia. Suo figlio Alain Fabien, anche lui attore, l'ha accusato di essere stato un padre violento e anaffettivo. Lui, schivando i colpi, ha detto: "C'è una cosa che mi è sfuggita e che mi perseguiterà sempre: mi sarebbe piaciuto essere stato diretto da una donna prima di morire", ringraziando il cinema per avergli indicato una strada e per averlo "salvato dalla morte”.

Cannes gli ha reso omaggio come artista: cinematograficamente, è e resta leggenda.

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