Da quando è scoppiato lo scandalo di "Mafia Capitale" (capitolo 1 e 2), il Sindaco di Roma Ignazio Marino sembra avere sul petto una lettera scarlatta che attira dubbi e polemiche sulla sua legittimità a governare ancora la capitale. Molte di queste sono state sollevate negli ultimi giorni proprio dal Premier #Matteo Renzi, per cui il primo cittadino sarà presto sottoposto al vaglio del #Pd romano che deciderà se debba lasciare o meno il Campidoglio.

Renzi in questi giorni ha escluso la possibilità di "commissariare" l'intero Comune per mafia, sostenendo appunto che entro l'estate il PD romano proporrà la sua alternativa a rappresentare la città.

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«Marino è una persona perbene, lo riconoscono tutti - sostiene il Premier - ci si continua a chiedere se vada avanti o no. A me interessa capire se l'amministrazione funzioni. Se sanno governare governino e vadano avanti, se non sono capaci vadano a casa».

Mentre Renzi e Matteo Orfini, Presidente del Partito Democratico e commissario della sezione romana, si scambiano botta e risposta sulle capacità di Marino e sulla sua innocenza nei fatti di Mafia Capitale, nel frattempo i cittadini romani si domandano chi possa succedergli e se aspettarsi di meglio dopo i due anni di amministrazione del Sindaco piú contestato di sempre.

Roma a rilento: gli errori del Sindaco Marino

Non si può dire certo che Marino abbia riscosso grande successo con la sua amministrazione. C'è chi non perde occasione di ricordarlo fra i romani stessi.

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"È arrivato alle elezioni del 2013 con uno slogan in dialetto, "Daje!", per guadagnarsi le simpatie dei cittadini. Ma daje cosa che da quando è Sindaco Roma è tutta buche e rom? Daje ad andattene!", inveisce uno degli intervistati, un anziano signore a Piazza del Popolo.

Da quando ha iniziato il mandato, la Capitale lamenta diversi problemi di abbandono, degrado e lentezza in Aula. Basti pensare che secondo uno studio di Uil ed Eures su due anni di governo della città si è verificata una media di 1,6 delibere a seduta. Questa lentezza si è poi riversata su diversi aspetti della macchina amministrativa romana, lasciando la città in un impasse di problemi che ancora richiedono interventi. "Non c'importa che cambi il logo di Roma Capitale per rappresentarla nel mondo - sostiene una pendolare della metro A - il Sindaco deve intervenire sul territorio, non sulle apparenze. I trasporti a Roma, soprattutto nelle periferie, sono estenuanti, eppure è una città metropolitana e dovrebbero essere di primaria importanza.

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Bisognerebbe ottimizzare le linee, aumentare il numero delle vetture. Sono tutti aspetti su cui non si è intervenuto in questi anni" .

C'è poi la questione criminalità: nelle stazioni ferroviarie, nelle piazze e nei quartiere residenziali i cittadini romani lamentano di essere ignorati dalle autorità ed in preda ai furti. "Marino pensa solo ai rom, ci sono tanti romani senza casa, aiutasse in primis i suoi cittadini", ha puntualizzato uno sfrattato a Roma Nord, che da settimane vive in tenda.

Lo studio Uil ed Eures ha messo in risalto diversi aspetti nell'amministrazione di Marino che confermano un calo di Roma sia per quanto riguarda la produttività rispetto al suo predecessore, Gianni Alemanno (192 delibere) sia per quanto riguarda le tasse (aumento del 82,4%) ed il numero di consulenze sociali (3,2% delle delibere, circa 20 delibere) approvate dalla Giunta Marino.

Nel frattempo quindi Renzi ed il Partito Democratico avanzano le nomine per il prossimo Sindaco di Roma: fra questi spuntano Roberto Giachetti, vicepresidente della Camera; il prefetto Franco Gabrielli, che però ha smentito l'interesse a ricoprire la carica; l'attuale ministro degli Esteri Paolo Gentiloni e Lorenza Bonaccorsi, presidente del Pd Lazio. A sua volta la destra di Silvio Berlusconi vede di buon occhio la candidatura di Antonio Tajani, ma non esclude la possibilità di puntare sull'avvenenza di Mara Carfagna come nuovo volto del centrodestra. Gli ex di Alleanza Nazionale invece non hanno dubbi: per loro la candidata ideale è Giorgia Meloni, di Fratelli d'Italia.

Insomma non ci tocca che aspettare i prossimi mesi per capire se Marino debba "star sereno" o meno, citando la formula renziana. Ma nel frattempo il Sindaco di Roma ammette: "rimarrò fino al 2023".







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