Ai nostri giorni Casale Monferrato è tristemente famosa per le morti di amianto e le vittime per avere il risarcimento devono affrontare un iter giudiziario complesso. A fine novembre il giudice dell’udienza preliminare ha derubricato l’accusa per Stephan Schmideiny, accusato di omicidio volontario e colposo. Si è tenuto conto che la Corte di Cassazione aveva respinto l’ipotesi di reato di omicidio volontario contro gli amministratori della Thyssen. Nell'incendio morirono bruciati vivi sette operai a causa delle gravi e ripetute omissioni sul luogo di lavoro dell' ad Harald Espenhahn e di altri 5 manager.
Una decina di giorni fa si è commemorato l'XI anniversario del rogo della Morte all'acciaieria. Sono tragedie che rappresentano pietre miliari della sicurezza sul lavoro. Per le morti di amianto all'Olivetti, il Tribunale di Ivrea ha condannato per omicidio colposo Carlo De Benedetti e soci. Ma a Ivrea come nemmeno a Casale non è stato riconosciuto il reato di disastro ambientale. Forse lo sarà l'esplosione del più grande oleodotto americano.
Le consolazioni della storia
E tuttavia anche il famigerato amianto killer ha una storia millenaria: etruschi, greci, persiani, romani lo usavano per le lampade e per la cremazione dei defunti e i popoli orientali come medicamento. Nel '900 poi il cemento-amianto diventò la molla del boom economico italiano nell’edilizia, nella manifattura e nei trasporti.
Lo si usa ancora liberamente in Russia, Canada, Cina, India, Brasile, Kazakhistan. Certo è che considerare l’importanza storica dei fatti è consolatorio. Il paesaggio monferrino non ha perso nulla della sua attrazione a causa dell’inquinamento. Rimane rinomato per le sue colline rigogliose di vigne e di cappelle, nonchè terra di ottimi tartufi. Assume poi una rilevanza storica di tutto rilievo, se collocato nel contesto internazionale seicentesco con la guerra tra Impero e principi. E’ quanto fa l’Università di Torino rievocando la prima guerra del Monferrato ai primi del ‘600 con la dichiarazione di guerra del duca Carlo Emanuele I di Savoia ala monarchia spagnola. Il problema era che il Marchesto del Monferrato era feudo dell’Impero Asbugico, cosicché fu coinvolto nella Guerra dei Trent’anni in territorio tedesco e fu una strage, senza contare che a Casale veniva contagiata dalla pestilenza di manzoniana memoria.
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I terribili morbi
Ora la peste non esiste più. Ma gli abitanti di queste zone sono terrorizzate dal cosiddetto Tumore di Casale, dovuto al prolungato accumulo della polvere di asbesto dell’Eternit. Le loro radiografie (un medico è stato sospeso per averne fatta una al gatto) al torace mettono in evidenza enormi macchie scure nei polmoni che provocano il mesotelioma pleurico. Solo dal 1992 la comunità scientifica mondiale considera cancerogeno l'asbesto, ma già più di sessant' anni fa a Londra e a New York si era scoperto il nesso causale tra l’amianto e le malattie mortali. Su queste morti ci sono stati film, dibattiti, intitolazioni di piazze alle vittime, perché si provveda alla tutela ambientale Attorno alla guerra che falcidiò il Monferrato in epoca moderna, si scatenò a quel tempo un acceso dibattito politico.
Fu il primo tentativo di affermare l’indipendenza italiana dal dominio straniero. In combutta c’erano anche i Gonzaga in conflitto con i Savoia per il predominio sul Marchesato del Monferrato, gli uni schierati con gli Asburgo austriaci, gli altri con gli Asburgo spagnoli.