L'emergenza climatica non è più un'ipotesi lontana, ma una realtà che sta già cambiando la vita di milioni di cittadini europei. Dopo una delle ondate di calore più intense mai registrate nel continente, amministratori locali e regionali chiedono all'Unione Europea di non abbassare la guardia: il prossimo bilancio pluriennale dovrà destinare risorse certe e durature alla lotta contro l'emergenza climatica, evitando che città e regioni restino senza strumenti proprio nel momento del bisogno.

I numeri di un'estate fuori controllo

I dati raccolti nei giorni precedenti alla plenaria del Comitato europeo delle Regioni raccontano un'Europa messa a dura prova dal clima: 41,7°C in Germania, 40,5°C in Polonia, 41,9°C in Repubblica Ceca, 36,6°C in Danimarca.

La Francia ha registrato lo scorso 24 giugno la giornata più calda della sua storia, con una temperatura media nazionale di 30 gradi. Le prime stime parlano già di un aumento significativo della mortalità, in particolare tra la popolazione anziana. Sono cifre che rendono l'emergenza climatica un tema impossibile da rimandare: l'Europa resta il continente che si riscalda più velocemente al mondo, e le ondate di calore uccidono ormai più di qualunque altro evento naturale estremo, incendi e alluvioni comprese.

Uno studio dell'organizzazione World Weather Attribution ha confermato il legame diretto tra l'intensità di questi fenomeni e la crescita delle emissioni da combustibili fossili, un dato che rafforza l'urgenza di affrontare l'emergenza climatica con politiche strutturali e non solo con interventi di emergenza.

Cosa chiedono le città e le regioni europee

Nel corso di un confronto con la Vicepresidente esecutiva della Commissione Europea Teresa Ribera, i rappresentanti degli enti locali hanno ribadito che la transizione verso le energie pulite non è più solo una scelta ambientale, ma un vero e proprio imperativo economico, come dimostrato dalle crisi energetiche degli ultimi anni. Il 1° luglio la plenaria del Comitato europeo delle Regioni ha approvato un parere, guidato dal Sindaco di Varsavia Rafał Trzaskowski, che mette in guardia sui rischi della struttura attuale del futuro Quadro Finanziario Pluriennale: senza correttivi, avverte il documento, si rischia di indebolire gli obiettivi climatici e ambientali dell'UE e di ampliare le disparità tra i territori.

Secondo il parere del CoR, l'obiettivo generale del 35% di spesa dedicata a clima e ambiente, che nei Piani Nazionali e Regionali di Partenariato e nel Fondo Europeo per la Competitività sale fino al 43%, sarà difficile da centrare senza un forte coinvolgimento dei territori, una ripartizione chiara delle responsabilità tra i livelli di governo e finanziamenti prevedibili nel tempo. Per questo si chiede un sistema di tracciamento trasparente della spesa e indicatori di performance solidi, capaci di scongiurare il rischio di "greenwashing" nella gestione dei fondi destinati all'emergenza climatica.

Preoccupa inoltre l'assenza, nella nuova struttura di bilancio, di un programma dedicato esclusivamente all'azione ambientale, dopo che la componente Natura e Biodiversità del programma LIFE è stata assorbita in un più ampio Fondo UE multi-priorità.

Vista l'importanza delle città per la crescita e la competitività sostenibile dell'Europa, il CoR chiede che questo Fondo preveda uno stanziamento protetto per finanziare direttamente progetti di transizione verde in centri urbani di ogni dimensione.

Le parole dei protagonisti

Kata Tüttő, Presidente del Comitato europeo delle Regioni, ha osservato come l'attenzione politica europea si sia spostata negli ultimi anni su sicurezza e crisi geopolitiche, ma per amministratori locali e regionali l'emergenza climatica non è mai uscita dall'agenda: ogni ondata di calore, ogni siccità, ogni incendio e ogni alluvione lo dimostra concretamente sul territorio.

Teresa Ribera ha definito il cambiamento climatico un "killer silenzioso", ricordando che nemmeno il continente più ricco del mondo è oggi sufficientemente preparato agli eventi estremi legati all'emergenza climatica, e che occorre rendere più resilienti scuole, sistema sanitario, infrastrutture e abitazioni.

Rafał Trzaskowski ha aggiunto che un'Europa capace di investire in energia pulita, adattamento climatico e innovazione nei propri territori sarà più sicura, resiliente e prospera, sottolineando come i territori che puntano con decisione sulla transizione energetica siano proprio quelli che attraggono talenti e restano economicamente competitivi.

Lo sguardo alle prossime conferenze internazionali

Il Comitato ha approvato anche le proprie raccomandazioni in vista della COP31 sul clima, in programma ad Antalya, in Turchia, dal 9 al 20 novembre 2026, e della COP17 sulla biodiversità, che si terrà a Yerevan, in Armenia, dal 19 al 30 ottobre 2026. Kostas Bakoyannis, presidente della commissione ENVE, ha spiegato che questi appuntamenti arrivano in un momento cruciale, con l'Europa alle prese con caldo record, insicurezza energetica e comunità sempre più esposte agli effetti dell'emergenza climatica.

Città e regioni chiedono di essere coinvolte come partner effettivi nell'attuazione degli impegni globali su clima e biodiversità, e non solo come semplici osservatori, con un accesso più concreto a finanziamenti, competenze e dati.

In definitiva, la trattativa sul prossimo bilancio europeo si annuncia decisiva per capire quanto seriamente l'Unione intenda affrontare l'emergenza climatica nei prossimi anni. Su questi temi il Canale Ambiente continuerà a seguire da vicino l'evoluzione del negoziato, per capire se l'Europa saprà davvero trasformare le parole sull'emergenza climatica in fondi e azioni concrete.