La montagna, ambiente tra i più fragili di fronte ai cambiamenti climatici, non può essere considerata un tema secondario rispetto alle città. Lo ha dichiarato il deputato valdostano Franco Manes (Gruppo Misto – Minoranze Linguistiche), primo firmatario di una mozione sul tema. Manes ha sottolineato come le ondate di calore non interessino solo i grandi centri urbani, ma modifichino equilibri naturali delicati nelle terre alte, accelerando il ritiro dei ghiacciai e la degradazione del permafrost, e accrescendo il rischio di frane, crolli rocciosi e criticità idrogeologiche.
Per la Valle d’Aosta, questi fenomeni sono già in atto, richiedendo prevenzione, programmazione e risorse adeguate per la salvaguardia di ghiacciai, permafrost, disponibilità idrica, dissesto e sicurezza delle infrastrutture.
Temperature record e impatti sulla montagna
Nell’ultima settimana di giugno 2026, la stazione meteorologica automatica sul Monte Bianco (4.750 metri) ha registrato temperature dell’aria superiori allo zero termico, un fenomeno raro e duraturo, con picchi di +2 °C. Queste condizioni anomale hanno generato impatti significativi sulla criosfera in alta quota: intensa fusione della neve, forte ablazione dei ghiacciai (con perdite volumetriche tipiche di fine luglio/primi di agosto e abbassamenti della superficie di oltre 3–5 centimetri al giorno), e innalzamento della temperatura del permafrost sui versanti detritici e rocciosi della Valle d’Aosta.
Anche sul Cervino, oltre i 4.000 metri, si sono verificati temporali con pioggia e grandine, con lo zero termico tra i 4.300 e i 4.800 metri.
Prevenzione e programmazione per le aree montane
È indispensabile mettere in campo strategie efficaci di prevenzione e programmazione per affrontare i rischi legati ai cambiamenti climatici in montagna. La sicurezza delle infrastrutture, la gestione delle risorse idriche e la tutela del territorio sono elementi centrali per garantire la resilienza delle comunità alpine. La situazione nella Valle d’Aosta evidenzia come i cambiamenti climatici stiano già modificando profondamente gli equilibri naturali delle aree montane, rendendo cruciale un’attenzione specifica e l’allocazione di risorse dedicate.