''Come facciamo a cacciare Salvini?'' È questa la frase che ha dato origine ad un vero e proprio caso, arricchito di polemica politica. Un genitore ha trovato sul quaderno del figlio la domanda sopracitata e ha pensato che fosse la traccia di un compito in classe, deciso arbitrariamente da un'insegnante. In realtà, come ha subito comunicato la scuola, si è trattato di un malinteso.

Lega: 'Politica stia fuori dalla scuola'

Il genitore, ignaro del fatto che a scrivere quella frase fosse stato un alunno, ha avvertito gli esponenti locali della Lega, rendendogli nota la presunta offesa dei confronti del leader del loro partito.

E' da lì che hanno avuto origine una serie di dichiarazioni da parte di vari portavoce. Il consigliere leghista Daniele Marchetti, non appena venuto a conoscenza del sospetto, ha affermato che ''qualora la segnalazione si rivelasse vera, si tratterebbe di un fatto gravissimo''. I ragazzi, infatti, secondo il consigliere ''vanno a scuola per imparare e farsi una cultura, ma senza condizionamenti esterni, tanto più se questi sono di matrice politica e ideologica. La propaganda - ha concluso - deve stare fuori dalle aule''. Nonostante il racconto presentasse alcune perplessità, dovute alla mancanza di pertinenza in relazione all'età degli alunni, in breve tempo la notizia si è diffusa, tanto da far intervenire anche Fabio Morotti e lo stesso Matteo Salvini.

Il primo, segretario della Lega nella vallata Imolese, ha subito tuonato che ''sarebbero stati richiesti degli immediati provvedimenti contro la professoressa'', se davvero la vicenda fosse stata confermata. Il ministro dell'Interno Matteo Salvini, invece, pur di far chiarezza, si è detto pronto a ''scrivere al ministro della Pubblica Istruzione''.

La spiegazione fornita dalla scuola

Stefano Versani, direttore dell'Ufficio scolastico regionale, non appena ha saputo della diffusione del malinteso, ha provveduto a fornire delle spiegazioni. Innanzitutto, ha chiarito che non vi è stata alcuna iniziativa da parte della docente ad elaborare quel titolo. Semplicemente, ha spiegato a nome della scuola, nelle classi viene fatta scrivere agli alunni una lista di desideri.

L'attività coinvolge tutti e ogni studente contribuisce con un punto in elenco, su un quaderno condiviso da tutto il gruppo. Un ragazzino, quindi, ha scritto di proprio pugno di voler ''cacciare Salvini'' e, nonostante l'insegnate gli abbia chiesto di cancellarlo, la frase è rimasta lì dove è stata tracciata. Il foglio del compito, una volta tornati a casa gli studenti, è stato notato da un loro genitore, che ha fornito l'erronea segnalazione iniziale.