Kevin Prince Boateng avrebbe lasciato una società importante come il Milan, che quest'anno si presenta al via della stagione con rinnovate ambizioni, per motivi legati a fenomeni di razzismo, che purtroppo negli ultimi anni hanno fatto registrare una vera e propria recrudescenza nell'ambiente del calcio italiano. Fenomeni che lo stesso ministro per l'integrazione Cecile Kyenge si propone di contrastare con campagne informative ad hoc.

Non sono voci di corridoio o, peggio, pettegolezzi, ma parole pesanti come macigni di un dirigente della società tedesca dello Shalke 04, cioè la formazione tedesca che ha ingaggiato Kevin Prince Boateng convincendolo a lasciare l'Italia e i rossoneri per tentare l'avventura in Bundesliga.

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Il dirigente risponde al nome di Peter Peters.

Adriano Galliani si è affrettato a smentire tale ipotesi, mostrandosi alquanto sorpreso dalle dichiarazioni di Peters. Per Galliani il capitolo razzismo nel romanzo d'amore tra Milan e Kevin Prince Boateng non è mai stato scritto.

Secondo Peters, invece, il "Boa" aveva un accordo preciso col Presidente Silvio Berlusconi, sulla base del quale sarebbe partito se il Milan avesse raggiunto la fase a gironi di Champions League 2013/2014 (passaggio ottenuto contro gli olandesi del PSV Eindhoven da un Milan particolarmente determinato).

In effetti la separazione Kevin Prince Boateng-Milan, non sappiamo quanto consensuale, avvenne proprio poche ore dopo la gara di ritorno contro gli olandesi, con grande stupore dei tifosi, anche perché il "Boa" aveva realizzato due gol in quella decisiva gara ed era quindi risultato decisivo.

Vero è che Kevin Prince Boateng aveva mostrato notevole insofferenza per i classici "bu" razzisti che qualche pseudotifoso particolarmente ignorante rivolge ai giocatori di colore, al punto da abbandonare il terreno di gioco durante una gara amichevole del Milan, creando così un pericoloso precedente, ma da questo a dire che il rapporto è finito per razzismo il passo non ci pare breve.

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