Sicuramente Antonio Conte si colloca nella scia degli allenatori che fanno notizia, anche quando non ha nessuna intenzione di far parlare di sè. La sua forte personalità supportata da una capacità comunicativa fin troppo spontanea diventa facile preda dei media che ricordiamolo, hanno spesso come scopo principale non la cronaca asettica degli avvenimenti quanto piuttosto la massimizzazione delle vendite.
Fin troppo facile ottenere questo risultato quando puoi far leva sul ri-sentimento popolare di un'intera nazione avversa ai colori bianconeri.
Per catturare l'attenzione del lettore le dichiarazioni dell'allenatore diventano così bersaglio di equivoci e di arzigogoli vertiginosi. Per cui la diatriba tra lui e Capello diventa nell'ordine:
- l'ammissione di colpa della Juventus sulle presunte malefatte di Calcipoli;
- Conte allineato con i i tifosi dell'Inter;
- Giusto revocare gli scudetti alla Juventus;
Probabilmente l'accaduto è riconducibile al tentativo legittimo ma un tantino goffo di Conte di proteggere il proprio lavoro e la propria creatura da qualsiasi tentativo di delegittimazione. Conte ha più volte dimostrato sia da giocatore che da allenatore l'assenza di alcuna sudditanza nei confronti di chiunque.
Nemmeno nei confronti di un allenatore come Capello che piaccia o non piaccia ha scritto comunque pagine importanti della recente storia juventina. Nei panni di Conte e della Juventus, dopo aver eliminato la conferenza pre-partita fino al termine della stagione, mi avvarrei di un addetto stampa da affiancare al tecnico, non per sminuirne il lavoro ma per proteggere società, allenatore, tifosi e giocatori dal clamore mediatico che si leva ogni qual volta che si riesce a parlare male della Vecchia Signora.