L’ultima volta che il derby di Genova si era concluso con cinque reti fu nel 1994/95, anche allora la Samp si impose per 3-2 e a fine stagione il Genoa tornò in B dopo sei anni. Che si tratti di corsi e ricorsi storici è ancora presto per dirlo, sebbene la piega che sta prendendo il campionato del Genoa stia assumendo contorni sempre più allarmanti. Il derby ha condensato in 90 minuti tutti i limiti dell’organico attuale, con un mese di gennaio fatalmente decisivo dentro e fuori dal campo per un 2016 apertosi come si era chiuso il 2015.

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Più di un tempo regalato

Il Genoa ha regalato un’ora di gioco alla Samp, venendo fuori d’orgoglio nella parte finale del match, sfiorando l’impresa approfittando anche della paura scolpita sul volto dei doriani in odor di beffa.

La difesa genoana si è confermata improponibile per la categoria, risultando gravemente colpevole in tutti i goal della Samp, con Burdisso irriconoscibile e un De Maio fuori, forse, più di testa che fisicamente, dal gioco e dal Genoa. La mancanza totale di filtro, affidato unicamente al sempre prezioso Rincon e la contemporanea scarsa vena di Dzemaili, hanno portato nel primo tempo la barca rossoblu a sbandare in più occasioni, con la Samp capace di sfruttare il piede di Cassano, sempre troppo libero per innescare Soriano ed Eder, sebbene la seconda rete parta con un sospetto fallo su Ansaldi. Poco commendevole, invece, il finale di primo tempo con De Maio che ha rubato palla a Cassano, intento a fermare il gioco per un uomo a terra, azione da cui è scaturita una punizione su cui il Genoa a momenti realizzava l’1-2.

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‘Pavolhavy’

La fase offensiva del Grifone ha confermato la fondamentale importanza di Pavoletti in versione Skuhravy con due reti di testa e di gran potenza, ma poco altro. In attesa di Bruno Gomes, non schierato, e di un altro rinforzo soprattutto sugli esterni. Se ormai è palese l’insostituibilità di Laxalt, a destra è chiaro come Lazovic sia inadeguato per una maglia da titolare, con l’aggravante di un altro goal fondamentale fallito da pochi metri, come avvenuto con l’Alessandria. Gakpè può essere un buon rincalzo e anche nel suo spicchio di match ha alternato cose buone ad altre meno, ma è chiaro come la salvezza del Genoa non possa passare da lui, né da un Izzo versione Mesto. Serve altro e il mercato, oltre alla fine della telenovela Perotti e a un Suso più in palla di Ntcham, deve portare in dote diverse pedine, senza troppe svendite. Discreto l’esordio di Rigoni che, in mezzo, ha fatto valere il proprio fisico ma patisce la lunga inattività.

Genoa, domani si tifa Sassuolo…

Il futuro di Gasperini, stando alle ripetute rassicurazioni del presidente Preziosi anche oggi assente al Ferraris, non dovrebbe essere a rischio ma la striscia di sei sconfitte di fila tra campionato e coppa non può essere più trascurata per cui ogni scenario sembra possibile.

La reazione nel finale del derby è stata frutto della forza della disperazione, a fronte di un derby compromesso nella prima ora. La prossima giornata vedrà il Grifone di scena a Bergamo, forse ancora da quart’ultimo, escludendo che il Sassuolo possa giocare col Frosinone con ancora il panettone da digerire. Almeno questo è quanto si augurano i genoani, ormai costretti a sperare nelle disgrazie dei ciociari, pochi mesi dopo essersi messo dietro le milanesi e altre importanti formazioni. Ma il campionato scorso sembra un ricordo lontano.