Un 2015 agrodolce per il Genoa che è passato dall’euforia del sesto posto in estate alla depressione attuale. Eppure il 2016 presenta da subito l’opportunità per risollevare una stagione che, con pochi sforzi, può essere salvata. Quattro incontri da non fallire e da cui dipenderà tantissimo del futuro. Derby all’Epifania, trasferta a Bergamo, Palermo al Ferraris e Verona al Bentegodi. Match decisivi perché un Genoa reduce da quattro Ko di fila in campionato, cinque con l’Alessandria, o si riprenderà subito o rischierà più di tutte.

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Genoa non abituato per Dna dei suoi elementi ad affrontare tornei di bassissimo profilo, specie se l’obiettivo iniziale era ‘risarcire’ i tifosi dopo la beffa terribile della mancata licenza Uefa che ha vanificato l’accesso all’Europa League.

Mercato, serve gente pronta

Serve un mercato come quello che portò, a suo tempo, gente pronta come lo erano Portanova, Manfredini, Matuzalem, Biondini e Floro Flores che, inseriti nel contesto scolastico di Ballardini, contribuirono (non senza effetti negativi sui conti) a salvare la squadra preservando un bene non negoziabile come la Serie A. La domanda è se la Società, quella ‘intrappolata’ nella Fingiochi, quella che potrebbe finire a Calabrò nel pacchetto Giochi Preziosi e quella che non si capisce se sia o meno vendibile da sola, voglia intervenire per salvare un’annata storta ma che può essere raddrizzata. Sul mercato si fanno tanti nomi ma non è più tempo di scommesse o di nomi esotici che necessitano di tempo per ambientarsi. Suso in questo senso non appare il meglio possibile nella situazione attuale.

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Senza dimenticare Bruno Gomes, giovane punta brasiliana il cui tesseramento è previsto a gennaio pur essendo a Genova da mesi.

I dolori di Gasperini

Gasperini è nervoso, a tratti rassegnato e basta ascoltare le conferenze stampa o osservarlo in panchina per capire come sia anomalo vedere una persona solitamente misurata iniziare a inveire e ad agitarsi (un po’come l’ex ‘nemico’ Mazzarri) già dopo pochi minuti di gara. Nervoso, unico a metterci comunque la faccia (Società assente) e forse anche confuso, basta dare un’occhiata agli innumerevoli spostamenti degli esterni e ai cambi tattici non sempre congeniali agli effettivi, senza contare sostituzioni spesso contraddittorie. Anche a Roma si sono visti cambi non del tutto condivisibili con le uscite di Capel, Ansaldi e Tachtsidis i quali forse stavano demeritando meno di altri. Il Genoa non può neppure troppo recriminare sulle assenze dato che, nel caso degli infortunati (Dzemaili in particolare ma anche Tino Costa e altri) era già nota la loro fragilità al momento dell’acquisto mentre le squalifiche sono da addebitarsi alle ‘follie’ di Perotti e Pavoletti, sebbene a Roma Pjanic e Nainggolan abbiano goduto di interpretazioni al regolamento (non di applicazione) da parte di Gervasoni che ha espulso Dzeko solo perché troppo plateale il ‘fuck’ reiterato indirizzatogli dal bosniaco.

Genoa che, senza una punta vera, ha tirato anche ieri quasi mai in porta e ha perfino preso goal (come in coppa) in superiorità numerica. Non è tempo di tabelle ma di mettere in cascina punti e le prossime gare sono – prima di un ciclo durissimo – essenziali per un chi ha come obiettivo mettersi tre squadre dietro. Quest’anno retrocedere è un’impresa e riuscirci sarebbe l’ultimo schiaffo alla tifoseria che non sa più cosa pensare. A meno che  l’obiettivo del Genoa non sia diventato il ‘paracadute’ per chi va in B ma questo è solo complottismo…