Ogni stagione nel mondo del calcio porta con sé le proprie abitudini: d’estate sognano tutti, dallo scudetto alla salvezza, perché convinti di aver fatto il meglio possibile sul mercato. L’autunno è il periodo della curiosità si misurano con la prova del campo, mentre l’inverno per molti è inevitabilmente il momento del disincanto. Così, se tra giugno e agosto si compra, in primavera si guarda al futuro e si sceglie l’allenatore per la stagione successiva.

Certo, c’è qualche eccezione, visto che Max Allegri si sedette sulla panchina della Juventus solo il 15 luglio di un caldo 2014, ma di norma i giochi per le panchine si fanno quando gli alberi cominciano a fiorire.

Mercato allenatori, il Barcellona apre le danze

Il 2017 ha anticipato i tempi, visto che da settimane non si fa altro che parlare di un possibile, vorticoso giro di allenatori in grado di coinvolgere le panchine di mezza Serie A e mezza Premier.

Detto che qualcosa di importante succederà di sicuro, perché l’unica certezza è che a cambiare sarà l’allenatore del Barcellona, va aggiunto che da quelle parti sono abituati a sorprendere, quindi non ci sarebbe certo da restare meravigliati se la scelta cadesse su Unzué, secondo e tattico di Luis Enrique. Un posto vacante in meno quindi per lo stesso Allegri, il cui destino, come in un domino, può determinare quello di parecchi colleghi.

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Perché non è un mistero che parecchi allenatori di Serie A siano in attesa di capire cosa succederà in casa Juventus prima di scegliere il proprio futuro: da Luciano Spalletti che manda messaggi subliminali alla Roma, al pari di quanto fatto da Vincenzo Montella al Milan, fono a un più “timido” Eusebio Di Francesco al Sassuolo, mentre non ha bisogno di sbilanciarsi Paulo Sousa.

Allegri-Juve, motivazioni cercasi

Tutti in attesa di un evento, l’addio di Allegri a Torino con un anno di anticipo sulla scadenza del contratto.

Addio da spiegare con il famoso esaurimento delle motivazioni, dopo tanti anni di successi, con la volontà di misurarsi con la Premier, magari per sfidare sul campo Antonio Conte (il bilancio tra i due è fermo all’1-0 per il tecnico del Chelsea nell’unica stagione in cui entrambi hanno lottato per lo scudetto, nel 2011-2012), o con realtà più stuzzicanti (Roma?) e magari con qualche crepa nei rapporti con lo spogliatoio, non solo per il 'caso Bonucci'.

Arrivato in punta di piedi come prosecutore dell’era Conte, Allegri si è via via imposto con i propri metodi, ma il rischio potrebbe essere adesso proprio quello fatale a Conte, ovvero far pensare società e giocatori che il tecnico diventi più importante di chi in campo ci va e di chi dirige tutte le fila.

Avanti insieme, si può

A livello ufficiale le parti si incontreranno a breve per decidere il futuro, ma il tempo stringe: farlo a fine stagione sarebbe troppo tardi, farlo adesso con tutti gli obiettivi da conquistare è troppo presto.

Ecco allora che in Corso Ferraris potrebbero decidere di andare ancora controcorrente, accettando il rischio di cominciare la prossima stagione con un allenatore a scadenza, fatto insolito per il “chiacchierone” calcio italiano. Le alternative più calde al momento sono quelle dello stesso Spalletti e di Paulo Sousa, con Leo Jardim del Monaco come outsider, ma per motivi diversi nessuna convince appieno, né la proprietà, quindi John Elkann, neutro di fronte alla possibilità di cambiare, né Andrea Agnelli, presidente allegriano convinto, e in caso di divorzio pronto a puntare su Spalletti. I due cugini, dati per molti come nemici giurati, hanno chiacchierato amabilmente prima della partita del Porto, pur a favore di telecamere. Allegri non ha ancora conquistato i favori di tutti i tifosi, i quali però vedono come un salto nel buio quasi qualunque altra ipotesi per la panchina e ai quali interessa in primo luogo continuare a vincere.

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