Il Milan di Gattuso è già passato alla storia. E non in senso positivo, ma per essere quello che ha regalato al Benevento il primo punto della sua storia in Serie A con un gol di testa del portiere dei sanniti, Alberto Brignoli, a tempo scaduto. Non esattamente un grande privilegio, per quanto frutto del caso in una stagione comunque travagliata. Ci sono altri Milan che, invece, negli almanacchi ci resteranno per ciò che hanno saputo vincere e per come hanno giocato. Tra questi c'è sicuramente quello di Arrigo Sacchi che può essere considerato senza dubbio una delle squadre più forti di tutti i tempi.

Notizie Milan: il pensiero di Arrigo

Il Milan, per forza di cose, si prende sempre un occhio di riguardo da parte di chi ha saputo scrivere pagine memorabili per i colori rossoneri. Proprio Sacchi è ormai un apprezzato opinionista e attraverso un dettagliato editoriale, presente sulla Gazzetta dello Sport del 19 dicembre, fornisce un suo punto di vista che, senza mezzi termini, boccia in toto quanto sta avvenendo negli ultimi tempi dalle parti di Milanello. Ci sono stralci che, infatti, risultano particolarmente interessanti. Ad esempio l'ormai ex allenatore emiliano pone l'accento sul fatto che non basta mettere sul piatto 220 milioni per costruire un grande squadra. I soldi, infatti, sono solo un aspetto iniziale: poi, secondo Sacchi, ad un certo punto devono scendere in campo le idee.

L'ex CT della Nazionale, inoltre, aggiunge che non si è probabilmente mai visto un investimento così cospicuo che abbia dato risultati così insoddisfacenti. E non a caso sulla 'rosea' parla di un vero e proprio flop.

Milan: Sacchi duro

Il Milan, nel consueto ed apprezzato editoriale di Sacchi sulla Gazzetta dello Sport, viene considerato reo di aver fatto pagare tutto all'allenatore Montella, chiamando ora Gattuso ad una "mission impossble".

Già, perchè le parole dure del tecnico di Fusignano sono riservate soprattutto ad altre componenti. I giocatori, infatti, vengono accusati di scarso senso d'appartenenza ed il ruolo di Gattuso, in realtà, dovrebbe proprio essere quello di imprimere ai suoi atleti un po' del suo carattere e del suo essere milanista. Tutte le componenti vengono invitate a fare autocritica, sebbene la frecciata più forte arrivi proprio nei confronti della dirigenza, composta dalle figure chiave Fassone e Mirabelli.

Le parole più dure vengono accompagnate da un impietoso parallelo con il passato, nel quale si evidenzia che una società come il Milan dovrebbe avere un certo stile per generare orgoglio ed appartenenza nei calciatori. Ed inoltre si cita il periodo di Silvio Berlusconi in cui la scelta di ogni professionista veniva basata su un'attenta selezione derivante dalla valutazione di diversi aspetti: Poi la stoccata più dura, quando afferma che se un presidente non è di alto livello probabilmente si attornierà di collaboratori non all'altezza.