Sono tante le vicende che, dal 1930 ad oggi, hanno arricchito la storia della Coppa del Mondo. Una storia che non è fatta soltanto di vincitori reali, quelli che a tutti gli effetti hanno sollevato al cielo l'ambito trofeo, ma anche di Nazionali semisconosciute al calcio che hanno avuto il loro momento di gloria con la semplice partecipazione alla fase finale. Haiti è una di queste e la storia di un autentico miracolo sportivo si intreccia a doppio filo con l'Italia. A meno di 40 giorni dall'inizio dei Mondiali di Russia 2018 vogliamo ricordare una storia che, per certi versi, ha dell'incredibile.

Haiti, la dittatura dei Duvalier

Haiti, la prima nazione interamente composta da ex schiavi a conquistare la propria indipendenza ai primi dell'800. Da quel momento, però, l'instabilità politica caratterizza l'isola caraibica. Nel 1957 il futuro dittatore Francois Duvalier, passato alla storia come 'Papa Doc', vince le elezioni, ma la sua azione stringe il Paese in una morsa di violenza e repressione. 'Papa Doc' muore nel 1971, gli succede il figlio Jean-Claude alla tenera età di 19 anni. Per tutti sarà 'Baby Doc' e la sua parabola politica coincide con un periodo buio che, per certi versi, è peggiore di quello che aveva caratterizzato il regime del padre. Ma 'Baby Doc' è anche il presidente dei Mondiali del 1974, i primi e, finora unici, ai quali ha partecipato la Nazionale di calcio locale.

Un triestino a Port-au-Prince

Siamo nell'ottobre del 1973 e la Federcalcio di Haiti, strumento controllato direttamente dal regime, chiama sulla panchina della Nazionale un tecnico italiano. Ettore Trevisan da Trieste è stata una discreta mezzala tra la Serie C e la IV serie degli anni 40' e '50. Nel 1958 inizia la carriera di allenatore, ma sarebbe certamente passata nell'anonimato se non fosse stato per una decisione storica.

Trevisan, infatti, sarà tra i primi tecnici italiani a lavorare all'estero e sarà protagonista nel campionato greco nei primi anni '60 (nel 1961 guida l'Olympiakos ed arriva secondo in campionato vincendo la Coppa di Grecia). Torna in Italia nel 1966, dopo una breve parentesi in Francia al Bastia. Prima della clamorosa chiamata di Haiti era inattivo da quasi due stagioni dopo l'esonero dal Savoia nel campionato di Serie C 1971/72.

In realtà la scelta su Trevisan non venne tirata fuori da un cilindro magico, ma rientrò in un programma di collaborazione tra il governo haitiano ed il ministero degli esteri italiano. Inizia dunque la sua avventura in un autentico paradiso tropicale: il regime gli mette a disposizione una villa immersa nella natura, un giardino pieno di noci di cocco e mango, nel quale Ettore si trasferisce con la famiglia. Poi la Nazionale, una squadra di discreti dilettanti in cui Trevisan riesce comunque a scorgere qualche buon talento, come il portiere Henry Francillon, il centrocampista Philippe Vorbe e l'attaccante Emmannuel 'Manno' Sanon. La squadra si allena soltanto la mattina presto e la sera dopo il tramonto, nelle altre ore il caldo è soffocante.

Trevisan si sforza nel dare ai suoi uomini una disciplina tattica sconosciuta, ma anche un certo comportamento fuori dal campo. "Non era facile - racconterà anni dopo in un'intervista - soprattutto quando si ci allenava alle sei del mattino ed alcuni dei miei giocatori arrivavano al campo senza energie, dopo notti brave di prodezze sessuali". Il regime sogna il titolo continentale Nord-Centramericano e la conseguente qualificazione alla fase finale della Coppa del Mondo che si gioca in Germania nel 1974 ed è riservata, per l'appunto, alla squadra campione della CONCACAF. Una missione non facile considerato che Haiti, pur disputando in casa il girone finale all'italiana composto da sei squadre, dovrà comunque vincere la concorrenza dello strafavorito Messico.

Il trionfo e la qualificazione ai Mondiali

Haiti fa il suo esordio nel torneo l'1 dicembre 1973, contro la Nazionale delle Antille Olandesi che viene sconfitta 3-0: la squadra pratica una zona veloce ed aggressiva, un calcio estremamente offensivo che sfrutta le qualità atletiche dei ragazzoni caraibici. L'intenzione è quella di mettere di fila più punti possibile prima della sfida con il Messico che si disputerà a Port-au-Prince il 18 dicembre e, di fatto, la missione procede senza intoppi. I ragazzi di Trevisan battono anche Trinidad & Tobago, in un match caratterizzato comunque da un arbitraggio fin troppo 'casalingo', Honduras e Guatemala. Nel frattempo i messicani incappano in una clamorosa sconfitta contro Trinidad, addirittura 0-4, ed è un risultato che mette in cassaforte il titolo continentale e la qualificazione ai Mondiali e rende superfluo lo scontro diretto che, per la cronaca, sarà vinto di misura dal Messico.

"Ci fu un pizzico di fortuna, lo ammetto - dirà ancora Trevisan - ma quei ragazzi in fondo avevano una buona tecnica di base e, soprattutto, un enorme desiderio di uscire dalla povertà in cui erano cresciuti". Il momento del sorteggio dei gironi della fase finale Mondiale, effettuato nel gennaio del 1974, sarà una vera emozione per il tecnico triestino: Haiti viene inserita nello stesso girone dell'Italia ed esordirà nel torneo proprio contro gli azzurri, il 5 giugno 1974.

I 'capricci' di Baby Doc e le dimissioni

Per tutti i tifosi haitiani, dunque, Ettore Trevisan è l'uomo della provvidenza, l'allenatore venuto da lontano capace di portare Haiti tra i grandi del calcio. Nulla di falso e Baby Doc lo sa bene: è un giovane leader capriccioso e crudele e non ama condividere i meriti, veri, presunti o inesistenti, con altri uomini.

Soprattutto se quest'uomo è un bianco, straniero e con il compito di guidare la Nazionale haitiana nella sua prima ribalta internazionale oltre oceano. Trevisan è dunque un personaggio scomodo per Duvalier che trova un pretesto per farlo fuori. Dopo il sorteggio, infatti, il CT di Haiti viene chiamato dall'Italia per alcune interviste ed in una di queste, rilasciata a Vittorio Zucconi de 'La Stampa', Ettore parla della situazione economica invero poco allegra del Paese dove molta gente vive nelle baracche, non mangia abbastanza e pratica riti vudù. Il regime non prende bene l'articolo, Trevisan viene chiamato dalla Federcalcio che lo costringe a rassegnare le dimissioni. Viene trattato come un 'sovversivo': il suo telefono viene messo sotto controllo, la sua casa perquisita.

Gli viene offerto di restare sull'isola ed allenare il Violette, club vincitore dell'ultimo campionato. Il clima però non è dei migliori, Trevisan teme per l'incolumità della sua famiglia e torna in Italia nel febbraio del 1974. Antoine Tassy, vice-allenatore della Nazionale, viene promosso CT.

Haiti ai Mondiali

Le prestazioni di Haiti ai Mondiali di Germania non entrano certamente nella storia, ma influiranno comunque sui destini della Nazionale italiana. La squadra di Ferruccio Valcareggi vincerà 3-1 lo scontro diretto, ma sarà costretta a rincorrere dopo l'incredibile vantaggio messo a segno da Sanon che avrebbe interrotto la lunghissima imbattibilità del nostro Dino Zoff. Quella vittoria 'striminzita', alla luce delle sonore sconfitte con la Polonia (0-7) e l'Argentina (1-4) subite dai caraibici, sarà fatale agli azzurri che usciranno al primo turno proprio per la peggiore differenza reti nel raffronto con gli argentini.

Da allora, Haiti non è più tornata a disputare la fase finale di una Coppa del Mondo. Quanto ad Ettore Trevisan, dopo il ritorno in Italia, avrà ancora qualche breve parentesi in panchina (Pordenone 1974/75 e Marsala 1979/80 e 1985), portando sempre nel cuore l'eterna estate haitiana e quel miracolo sportivo, oltre al rimpianto di una sfida contro la sua Italia che gli venne tolta dai capricci di un dittatore.

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