Una triste notizia per il calcio argentino e per tutto il Fútbol sudamericano. Muore all'età di 71 anni Tomas 'El Trinche' Carlovich, tra i giocatori più amati degli anni '70, capace come pochi di accendere la fantasia dei tifosi. Tutto questo senza mai aver militato in una delle tradizionali 'grandi' del suo Paese. L'anziano ex calciatore è stato aggredito da due malviventi nella sua Rosario, allo scopo di rubargli la bicicletta: lo hanno picchiato, la caduta dalla sella lo ha portato a battere violentemente il capo, colpo dal quale non si è più ripreso. Carlovich si è spento nel reparto di terapia intensiva dell'ospedale di Rosario.

La carriera

La grandezza di un atleta talvolta sta nella capacità di entrare nei cuori della gente, indipendentemente da ciò che si vince sul terreno di gioco. Chi lo ha visto giocare, sostiene che sapeva fare le stesse magie che avrebbero poi fatto Diego Maradona e Leo Messi. Probabilmente, però, il suo stile era molto più simile a quello di Fernando Redondo: testa alta e incedere imperioso, doti tecniche eccelse, ma una velocità non irresistibile. Carlovich era uno di quei giocatori che corrono poco, ma sono 'veloci di pensiero' e fanno correre sempre il pallone perché sanno a priori dove andrà a finire. In un calcio che negli anni '70 si andava trasformando anche in Argentina, iniziando a privilegiare l'aspetto fisico sulla scia delle grandi d'Europa, il 'Trinche' finiva per non essere troppo amato dagli allenatori.

Così dopo aver militato nel Rosario Central, finì per vestire la casacca del Central Cordoba, non esattamente una formazione di primo livello, dove però ha vissuto la parte migliore della sua carriera. Nel club che tanti anni dopo vedrà militare nelle proprie giovanili un certo Leo Messi, Carlovich conquista due promozioni in Prima Divisione, nel 1973 e nel 1982.

Ha inoltre vestito le maglie di Colón de Santa Fe, Independiente Rivadavia e Deportivo Maipú. Si ritirò definitivamente nel 1986.

Curiosità e aneddoti

La militanza in formazioni minori gli preclude le porte della nazionale argentina, ma si prenderà una sonora rivincita sul campo proprio contro quella seleccion che lo aveva ignorato nel 1974.

L'Argentina disputa un'amichevole, l'ultima in preparazione dei Mondiali di Germania, contro una formazione composta esclusivamente da giocatori nati a Rosario: ci sono Mario Kempes, Mario Zanabria, Daniel Killer, Carlos Aimar e, per l'appunto, Tomas Carlovich. Dopo il primo tempo l'Albiceleste è sotto di tre gol, il CT Vladislao Cap chiederà al suo collega selezionatore di togliere 'El Trinche' che non sta facendo vedere letteralmente il pallone ai calciatori che avranno il compito di rappresentare il Paese nella Coppa del Mondo: sarà accontentato, anche se la seleccion perderà ugualmente con lo score di 1-3. Numerosi i tecnici e i calciatori che lo hanno avuto come punto di riferimento: attestati di stima gli sono giunti dai due CT argentini campioni del mondo, Luis Cesar Menotti e Carlos Bilardo, ma anche da Jorge Valdano e Diego Maradona.

Quando nel 1993 il 'Pibe de Oro' arrivò al Newell's Old Boys, definito da un giornalista 'il miglior calciatore nella storia del club', rispose che "il migliore di tutti ha già giocato a Rosario, si chiama Carlovich". Il numero che lo ha reso celebre è il leggendario caño doble, il doppio tunnel andata e ritorno, la massima personificazione calcistica dell’irriverenza e, tutti gli effetti, il suo marchio di fabbrica.

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