Ronaldo il "Fenomeno", Ronaldo "il brasiliano" o Ronaldo "quello vero" come sottolineano i tifosi dell'Inter tanto per distinguerlo da Cristiano Ronaldo. Era il 1997 quando sbarcò in Italia al termine di un vero e proprio tormentone: dal Barcellona all'Inter su pagamento di una clausola rescissoria e, in tal senso, il trasferimento ha fatto epoca perché è stato il primo della storia del calcio con questa formula. Oltre vent'anni dopo Ronaldo si racconta sulle pagine di Sportweek e ripercorre la sua carriera: la sua incredibile prima stagione in nerazzurro, ma anche il terribile infortunio. Poi il suo addio, subito dopo il "tragico" 5 maggio e con il Mondiale appena vinto con il Brasile.

Tra i vari passaggi, anche uno che parecchi tifosi dell'Inter non gli hanno mai perdonato, il suo trasferimento al Milan a gennaio del 2007. Come lui stesso spiega, però, si trattò di una sorta di "ripicca" nei confronti di una società che lui sentiva come una seconda casa e dalla quale si sentiva improvvisamente "rifiutato" e, dunque, "tradito": "Ho fatto di tutto per tornare all'Inter, non ho avuto alcuna risposta, scelsi il Milan perché mi voleva e sono stato io a sentirmi tradito", ha detto.

'Sento ancora il dolore al ginocchio di quella notte all'Olimpico'

Nella stagione 1997/98, la sua prima all'Inter, lo scudetto non arriva al termine di un testa a testa con la Juventus perso tra le polemiche.

Lui però ha un rendimento straordinario: 34 gol in 47 partite tra campionato, Coppa Italia e Coppa Uefa, quest'ultima sarà messa in bacheca dai nerazzurri. Dal Mondiale di Francia nel 1998 iniziano i suoi problemi fisici, quel ginocchio che lo tormenterà a lungo e lo costringerà a giocare a fasi alterne: alla lesione al tendine rotuleo durante Inter-Lecce del 21 novembre 1999 segue uno stop di quasi 5 mesi.

Ronaldo torna in campo allo stadio Olimpico contro la Lazio, il 12 aprile 2000: pochi minuti dopo il suo ingresso in campo tenta una delle sue finte, il ginocchio ha una torsione innaturale, lui si accascia a terra urlando e piangendo. "In tanti mi hanno detto che quel silenzio, quando sono caduto urlando con il ginocchio in mano, non lo dimenticheranno mai.

Io non ricordo il silenzio, ma il dolore lo sento ancora se ci penso, così come i miei pensieri e i miei dubbi sul prosieguo della mia carriera. Passata la paura, però, mi sono ritrovato addosso una forza di volontà che non credevo di possedere".

L'ultima stagione all'Inter, il Mondiale e il Real Madrid

Ronaldo torna a giocare a pieno regime nella stagione 2001/2002, quella dell'Inter di Hector Cuper in corsa per lo scudetto fino all'ultima giornata. Il 5 maggio 2002, sempre all'Olimpico contro la Lazio, basterebbe vincere per cucire lo scudetto, ma i nerazzurri perdono 2-4 e per la seconda volta in carriera Ronaldo vede volare il tricolore verso Torino, sponda bianconera. "I miei infortuni sono stati destino, quando perdi sul campo è una colpa.

Non ci siamo mai spiegati il perché di quella sconfitta, non eravamo noi. Le mie lacrime quel giorno erano perché non riuscivo a capire e poi per i tifosi, quello scudetto era il regalo minimo che potevo fargli perché mi hanno voluto bene anche quando non giocavo". Sarebbe stato quello, purtroppo, il suo addio all'Inter, ma per Ronaldo il 2002 è anche l'anno della "resurrezione" e del titolo mondiale: il Brasile solleva per la quinta volta la Coppa del Mondo a Yokohama battendo 2-0 la Germania e Ronaldo fa la differenza segnando una doppietta in finale e vincendo con 8 gol la classifica dei cannonieri. Poi vola al Real Madrid. "Non avrei voluto lasciare Milano, ma a Moratti dissi 'o io o Cuper' perché con lui non c'era rapporto".

Moratti che sceglie Cuper e Ronaldo che prende dunque la via della Spagna. "Diversi anni dopo con Moratti ne abbiamo riparlato e ci siamo perdonati a vicenda". Relativamente alla sua esperienza al Real, anche qui ha un grande rimpianto: "Trovo strano non aver mai vinto una Champions".

Il 'tradimento'

A gennaio del 2007 la "bomba": Ronaldo torna a Milano, ma stavolta veste la maglia del Milan. "Forse sembra una scusa, ma è la verità oggi come allora: io volevo tornare all'Inter e ho fatto di tutto per tornare, ma non mi è arrivata risposta e, dunque, l'ho preso per un no. Il Milan mi voleva e in quel momento non mi sono sentito un traditore, anzi mi sentivo tradito per essere stato rifiutato dall'Inter".

L'11 marzo del 2007 si gioca il derby, Ronaldo porta in vantaggio il Milan ed esulta e per gli interisti è un vero colpo al cuore. Sebbene Cruz e Ibrahimovic ribaltino poi la situazione, i nerazzurri vincano 2-1 conquistando anche lo scudetto a fine stagione, quell'immagine ha "sporcato" l'attaccante brasiliano nei ricordi di molti tifosi che lo avevano amato. "Mi rendo conto che fu una scelta impopolare, ma nella mia vita non ho mai avuto paura di farne".

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