"A breve Cristiano Giuntoli e il suo gruppo di lavoro saranno caldamente invitati a lasciare la Juventus. John Elkann ha deciso di licenziare Giuntoli": ad essersi espresso in questi termini nelle ultime ore è stato il giornalista Luca Momblano, che intervenuto a Telelombardia ha rivelato come la qualificazione alla Champions League non dovrebbe salvare il posto del dirigente toscano.

Affermazioni piuttosto decise, che se confermate costituirebbero il corollario di una serie di scelte che dalle parti della Continassa hanno fatto fatica e non poco a comprendere.

Tutti gli 'errori' di Giuntoli, da Thiago Motta a Danilo passando per Kean ed Huijsen

Memore forse della vittoria dello Scudetto centrata al Napoli, quando Cristiano Giuntoli è stato chiamato a designare il primo vero allenatore del proprio corso ha puntato tutto su un profilo 'giochista', scegliendo un tecnico che faceva del possesso palla, e dunque del 'bel gioco', la propria cifra stilistica prioritaria. Dimenticando però in questo modo il DNA del club bianconero, da sempre improntato su grinta, determinazione, appartenenza all'ambiente e spirito di sacrificio.

Qualche errore forse era già stato fatto anche prima, quando erano state decise le partenze di Soulé, che alla Roma si è piano piano ritagliato il proprio spazio dimostrandosi uno dei perni della rimonta targata Ranieri, e Rugani, che complice l'incredibile girandola di infortuni che ha colpito Bremer, Cabal, Gatti, Kalulu e Veiga avrebbe fatto comodo e come.

Più tardi si è assistito al clamoroso esautoramento del capitano, Danilo, sbattuto fuori dalla Continassa come fosse uno qualunque con ovvie ricadute psicologiche sul resto del gruppo. Per non parlare poi dell'addio di Fagioli, ceduto dopo un rinnovo di contratto arrivato in regime di squalifica, e degli arrivi di calciatori come Nico Gonzalez e Douglas Luiz, che giunti ai cancelli col sontuoso bottino di 26 gol messi a segno lo scorso anno hanno invece totalmente mancato l'appuntamento col salto di qualità.

E poi ancora l'addio di Kean, apparso straripante alla Fiorentina, e quello di Huijsen, ceduto per poco più di un piatto di minestra in Inghilterra (15 milioni più bonus) e subito acquistato dal Real Madrid per quasi 60.

La scelta di Tudor è stata assunta da Elkann

La conseguenza di tutto questo è stata l'esonero di Thiago Motta dell'aprile scorso. A decidere tuttavia l'insediamento di Igor Tudor sarebbe stato John Elkann, che ha preso in mano la situazione opponendo un netto no alla candidatura di Roberto Mancini, che pare fosse il preferito proprio di Giuntoli.

Un esautoramento di competenze che costituiva forse il preambolo ad un allontanamento definitivo. Al dirigente ex Napoli, la proprietà aveva dato carta bianca, ma dopo 230 milioni di euro spesi, diversi promettenti giovani ceduti e 13 calciatori acquistati, una qualificazione alla Champions League arrivata tra l'altro all'ultimo atto potrebbe non bastare per dare continuità tecnica al progetto.

Molto si capirà in questi giorni, quelli che dovrebbero portare Antonio Conte a Torino.