Negli ultimi anni, Juventus e Roma hanno percorso strade diverse solo in apparenza. Due società storiche, due piazze animate da una passione senza eguali, ma accomunate da un destino simile: non riuscire più a essere davvero competitive, frenate da errori di gestione e da un’identità tecnica che fatica a ritrovarsi.

Juve e Roma, più punti di contatto di quanti si possa pensare

Il primo segnale evidente di questa instabilità arriva dai vertici dirigenziali. A Torino, la Juventus ha cambiato pelle più volte in poco tempo: da Paratici a Cherubini, poi Giuntoli e infine Comolli.

Un susseguirsi di direttori sportivi che racconta la difficoltà della società bianconera nel trovare una figura di riferimento solida, capace di imprimere una visione chiara e duratura. E ai cambi in dirigenza si sono aggiunti quelli in panchina: Allegri, Thiago Motta e Tudor si sono alternati alla Continassa nel giro di pochi anni, segno di una continua ricerca di identità tecnica. Lo stesso copione, in scala diversa, si è visto nella Capitale. Negli ultimi anni, la Roma ha bruciato diversi progetti tecnici: Petrachi, Monchi, Thiago Pinto, Ghisolfi e ora Massara. Anche sul fronte allenatori, la panchina giallorossa non ha mai trovato stabilità: Mourinho, Juric, De Rossi, Ranieri e Gasperini si sono avvicendati, nel tentativo di riportare entusiasmo e risultati senza riuscirci davvero.

Ogni nuova gestione ha provato a dare una direzione, salvo poi ritrovarsi a dover ripartire daccapo pochi mesi dopo.

A questa confusione dirigenziale si aggiunge una serie di errori sul mercato che, col senno di poi, pesano come macigni sui bilanci e sulla competitività. La Juventus, nel tentativo di tornare subito grande, ha inseguito colpi mediatici che non hanno mantenuto le promesse: Koopmeiners, Douglas Luiz, Nico Gonzalez, nomi altisonanti che, però, non hanno saputo incidere come ci si aspettava. Anche la Roma non è stata immune da scelte discutibili. Pur spendendo meno, i giallorossi hanno investito su profili come Dovbyk, Le Fée e Shomurodov, che non sono riusciti a lasciare un’impronta significativa.

Errori che, sommati nel tempo, hanno generato un circolo vizioso di spese eccessive e risultati deludenti, relegando entrambe le squadre ai margini delle posizioni che contano per l’Europa.

Uno scheletro di squadra non vincente

Infine, un altro elemento accomuna Juventus e Roma: la difficoltà nel rinnovare davvero la propria ossatura tecnica. I bianconeri da tempo si affidano al blocco formato da Gatti, Locatelli e Vlahović, simboli di una squadra che fatica a rinnovarsi senza smarrire identità. La Roma, dal canto suo, continua a puntare su un gruppo storico, Pellegrini, Mancini, Cristante ed El Shaarawy, che rappresenta un baluardo di continuità, ma anche il limite di una squadra incapace di evolversi.

Due percorsi, dunque, che si specchiano l’uno nell’altro. Juventus e Roma restano realtà ambiziose, con tifoserie imponenti e potenzialità economiche e tecniche di rilievo. Ma finché continueranno a cambiare rotta ogni stagione, inseguendo soluzioni immediate e rinviando un vero progetto di crescita, difficilmente potranno tornare a competere stabilmente ai vertici del calcio italiano ed europeo.