Le parole di Antonio Conte, pronunciate domenica pomeriggio dopo la pesante sconfitta del suo Napoli contro il Bologna per 2-0, hanno scosso l’ambiente partenopeo e acceso più di un campanello d’allarme. “Se si perdono cinque gare, significa che qualcosa non sta andando nel verso giusto. Qualcosa bisogna fare, perché non ho voglia di accompagnare un morto. Io sono il primo eventualmente a prendermi responsabilità. Non vedo alchimia ma ognuno che pensa al proprio problema. Trapianti di cuore non si possono fare".
Un malcontento di un allenatore ambizioso
Frasi dure, eloquenti, che raccontano un malessere profondo, un’inquietudine che il tecnico pugliese fatica ormai a trattenere. La tensione è palpabile e l’immagine evocata da Conte ha il sapore di un segnale forte, quasi un avvertimento. D'altronde non è la prima volta che l’allenatore, celebre per la sua ambizione, sfoga pubblicamente la sua frustrazione sportiva.
Chi conosce Conte sa che queste uscite non sono mai casuali. E chi ha buona memoria non può non tornare indietro al luglio del 2014, quando il tecnico salentino salutò bruscamente la Juventus dopo tre scudetti consecutivi. Anche allora, tra le pieghe di dichiarazioni apparentemente “sportive”, si leggeva la frattura con la società e la sensazione che l’ambizione dell’allenatore non trovasse più corrispondenza nei piani dirigenziali.
Conte e la celebre frase del ristorante
Celebre rimase la stoccata lanciata qualche mese prima, quando Conte, rispondendo a un giornalista, disse: “Non si può andare in un ristorante da 100 euro con 10 euro nel portafogli". Un messaggio chiarissimo rivolto ad Andrea Agnelli e alla dirigenza bianconera, colpevoli, secondo il tecnico, di non fornire una squadra competitiva per la Champions League. Poco dopo, arrivò la separazione consensuale: un fulmine a ciel sereno, ma non per chi aveva colto i segnali.
Oggi, a distanza di più di dieci anni, il copione sembra ripetersi, seppur in un contesto diverso. A Napoli, Conte era arrivato come simbolo di rilancio, l’uomo scelto da Aurelio De Laurentiis per restituire identità e fame dopo un decimo posto che gridava vendetta.
Eppure nelle ultime uscite, la squadra è sembra spenta e soprattutto priva di quella cattiveria che il tecnico esige dai suoi uomini.
E quando Conte parla di “mancanza di alchimia” e di “trapianti di cuore impossibili”, il messaggio va oltre il momento sportivo: è un richiamo alla responsabilità, ma anche un modo per dire che non resterà a guardare se non vedrà risposta. Proprio come accadde con la Juventus, quando scelse di tagliare il cordone piuttosto che restare in un progetto in cui non credeva più.