Nel calcio, tutto può cambiare in un battito di ciglia. Bastano poche settimane, qualche gol pesante, e il giudizio di tifosi e addetti ai lavori si ribalta completamente. Dusan Vlahovic ne è la prova vivente: l’attaccante serbo della Juventus ha trasformato fischi e diffidenza in applausi e cori di esaltazione, riscrivendo la sua stagione, e forse il suo futuro in bianconero, in un lampo.
Gol e prestazioni per riprendersi la Juventus
Appena qualche mese fa, il clima attorno a Vlahovic era tutt’altro che sereno. Durante il ritiro estivo, le amichevoli avevano visto il centravanti accolto con freddezza, se non con aperta ostilità, da una parte del pubblico juventino.
Alla base, la sua scelta di non rinnovare con la società piemontese, interpretata da molti come un segnale di disaffezione. Le prime settimane di stagione si erano così aperte tra dubbi e polemiche, con qualcuno che già invocava una sua cessione, convinto che la convivenza fosse ormai diventata impossibile.
Ma come spesso accade, è il campo a ribaltare le sentenze. Con l’inizio del campionato, Vlahovic ha risposto nel modo più eloquente possibile: due gol decisivi, col Parma e col Genoa, che hanno fruttato sei punti preziosissimi. Due stoccate da vero centravanti, che hanno ridato fiducia alla squadra e al giocatore stesso. Poi, è arrivata la consacrazione europea: una doppietta spettacolare contro il Borussia Dortmund nel pirotecnico 4-4 dell’Allianz Stadium in Champions League.
Una serata da protagonista assoluto, che ha riacceso definitivamente l’entusiasmo del popolo bianconero.
Il momento di grazia, però, ha subito una battuta d’arresto con il periodo di incertezza dovuto alla gestione Tudor. Un ciclo breve e confuso, pagato a caro prezzo con l’esonero del tecnico croato, durante il quale Vlahovic si è troppo spesso alternato con David e Openda.
La svolta targata Spalletti e quelle doti di leadership innate
Poi, la svolta: l’arrivo di Luciano Spalletti sulla panchina della Juventus ha cambiato tutto. In tre partite, Vlahovic ha già messo a segno due reti, ma soprattutto è tornato a giocare con quella fame e quella leggerezza che sembravano smarrite. I tifosi, che lo avevano fischiato, ora lo osannano.
Il serbo è tornato a essere non solo il bomber temuto, ma anche un leader riconosciuto dentro e fuori dal campo.
Un episodio emblematico si è visto nel derby contro il Torino: quando Conceicao, sostituito da Spalletti, ha reagito con gesti di stizza, Vlahovic è stato il primo a intervenire, placando il compagno e invitandolo alla calma. Un gesto da capitano vero, capace di mettere il gruppo davanti all’ego.
La parabola di Vlahovic racconta quindi una verità semplice ma sempre attuale: nel calcio, nulla è mai definitivo.