La dirigenza dell’Inter sta lavorando con attenzione alla programmazione futura, osservando con cura i possibili movimenti per il ruolo di portiere. Un lavoro di prospettiva che mostra come la società voglia pianificare sin d’ora la successione di Yann Sommer, consapevole che il tema non può essere improvvisato. Si ragiona sui profili italiani, sostenibili, con crescita tecnica chiara e grande proiezione nel futuro della squadra. In questo scenario si inserisce il nome di Elia Caprile, oggi al Cagliari, protagonista di un percorso in continua ascesa e considerato ormai un elemento affidabile a livello di Serie A.

Caprile osservato speciale dall’Inter

Caprile, classe 2001, nato a Verbania, Caprile è cresciuto nel settore giovanile del Milan prima di intraprendere un percorso fatto di gavetta, scalata e continuità di rendimento. Ha saputo imporsi con personalità dapprima al Bari, poi nel campionato maggiore con la maglia del Cagliari, dove sta mostrando doti di reattività, senso della posizione e sicurezza nelle uscite. Questi elementi hanno attirato l’attenzione della dirigenza interista, composta da figure come Piero Ausilio e Giuseppe Marotta, che ne apprezzano la capacità di mantenere la freddezza nelle situazioni complicate e la maturità nel comando della difesa. Caprile è un portiere in grado di costruire dal basso, caratteristica fondamentale nel gioco contemporaneo.

Sa proteggere la porta con ottimi riflessi, ma soprattutto ha una progressione interessante dal punto di vista caratteriale: non teme la pressione, non si nasconde nei momenti critici e appare sempre concentrato. Questi aspetti lo rendono un profilo coerente con la filosofia di Cristian Chivu, che punta su intensità e controllo del ritmo di gara.

La questione economica però rappresenta un nodo non secondario. Il Cagliari lo ha riscattato dal Napoli per circa 8,5 milioni, ma ora valuta il suo cartellino intorno ai 35 milioni. Una cifra alta, che nasce dalle prestazioni positive e dall’interesse di diversi club italiani e stranieri. Per l’Inter sarebbe un investimento di prospettiva, che richiede una scelta ponderata, anche in relazione alla gestione della rosa e del bilancio.

La dirigenza vuole rafforzare la componente italiana del gruppo, riducendo al contempo il peso salariale complessivo. Caprile, da questo punto di vista, rappresenterebbe un’opportunità perché percepisce oggi uno stipendio contenuto e avrebbe margini di crescita senza impattare eccessivamente sui costi.

Come giocherebbe Caprile nell’Inter di Chivu

Chivu ha impostato una squadra che punta molto sulla costruzione ragionata, sulle catene laterali e su un pressing organizzato che parte già dalle punte. Il portiere, in questo tipo di calcio, non è un semplice ultimo uomo, ma è parte attiva nella costruzione e nella gestione dei tempi della manovra. Caprile è abituato a giocare con i piedi, ad accorciare la distanza con i difensori e a fungere da primo regista arretrato.

In questo senso, la sua integrazione non sarebbe complessa. In particolare, con un centrale come Alessandro Bastoni che guida la prima impostazione, Caprile potrebbe agevolare il palleggio corto, favorire l’uscita pulita dalla pressione e supportare la gestione del possesso. Il suo stile di porta è aggressivo ma disciplinato, e questo sarebbe in linea con una squadra che vuole accorciare il campo e ridurre lo spazio per gli avversari. Non va dimenticato, inoltre, che Caprile è ancora molto giovane. Ha già esperienza internazionale con le selezioni giovanili italiane e profilo da atleta che può migliorare sensibilmente nel corso degli anni. La presenza di un preparatore esperto e la possibilità di adattarsi gradualmente dietro Sommer potrebbero consentirgli un processo di crescita equilibrato e mirato.

La scelta sul ruolo di portiere del futuro rappresenta una delle decisioni più delicate per una società come l’Inter. Sommer garantisce affidabilità, esperienza e leadership, ma la progettazione sportiva richiede di non arrivare impreparati al passaggio generazionale. Quello di Caprile sarebbe un nome concreto, studiato, valutato e monitorato. L’investimento, però, sarà importante e dovrà essere inserito in una strategia che guardi al medio-lungo termine. La società dovrà capire quali risorse potrà destinare all’operazione e quale tempistica vorrà seguire per accompagnare la transizione tra i pali. La sensazione è che il dossier rimarrà vivo nei prossimi mesi, in attesa delle condizioni ideali per compiere la mossa giusta.