C’è un paradosso che fotografa perfettamente il momento del calcio italiano: una Juventus in crisi tecnica, costretta a esonerare Igor Tudor dopo una serie di risultati deludenti, oggi è tornata improvvisamente in corsa per tutto. L’arrivo di Luciano Spalletti, chiamato a risollevare una squadra smarrita, ha ridato linfa alla “Vecchia Signora”, che con appena due vittorie consecutive, contro Udinese e Cremonese, ha rimesso quasi tutto a posto.

Un campionato che cala di livello ogni stagione

Non si tratta solo di un merito bianconero, ma anche di un campionato che si sta ridimensionando sempre di più.

Due successi, in un contesto più competitivo, difficilmente avrebbero potuto rilanciare così in alto una squadra in difficoltà. E invece, oggi, la Juventus è tornata in piena corsa non solo per un piazzamento in Champions League, obiettivo dichiarato della società, ma persino per lo scudetto.

Spalletti ha portato ordine e concretezza, ma il vero dato che emerge è la mancanza di continuità delle dirette concorrenti. Il Napoli di Antonio Conte, un tempo macchina perfetta e devastante, sembra avere più difficoltà della formazione che lo scorso anno vinceva lo scudetto. Il recente pareggio casalingo con il Como, con tanto di rigore sbagliato dalla formazione di Fàbregas, ha mostrato tutte le crepe di una squadra in evidente difficoltà fisica e mentale.

L’Inter, dal canto suo, continua a trionfare più per inerzia che per brillantezza: la rocambolesca vittoria in extremis sul Verona, decisa da un’autorete goffa di Frese, ha nascosto una prestazione poco convincente. Senza quell’episodio fortunoso, i nerazzurri si ritroverebbero a un solo punto dai bianconeri, eppure Tudor ha pagato con l'esonero mentre Chivu è saldo sulla panchina della Beneamata.

Atalanta desaparecida, Roma e Milan due concorrenti credibili

Ancora più preoccupante la parabola dell’Atalanta, che nelle ultime stagioni era diventata una presenza fissa nelle zone nobili della classifica. Con Ivan Juric in panchina, la Dea sembra aver smarrito identità e ritmo, pagando un difficile periodo di adattamento alla transizione con Gasperini.

Resta poi l’incognita del big match di San Siro tra Milan e Roma, due squadre che oscillano tra sprazzi di qualità e blackout improvvisi. I rossoneri, in caso di sconfitta contro i giallorossi, verrebbero agganciati proprio dalla Juventus. Al contrario, una caduta della Roma li lascerebbe a soli tre punti dai bianconeri: un segnale chiaro di come, dietro il Napoli, regni un equilibrio fragile e instabile.

In questo scenario, la Juventus è tornata a vedere la luce. Non tanto perché abbia mostrato un gioco irresistibile, ma perché il contesto attorno si è abbassato di livello. Due vittorie bastano per cambiare la narrativa, per ridare entusiasmo, per far sognare nuovamente i tifosi.

Il merito va ai calciatori, capaci di reagire dopo settimane di tensione, ma anche a Spalletti, che ha riportato serenità e idee.

Il demerito, però, è di un campionato che non riesce più a esprimere una gerarchia chiara e un livello medio alto. Quindi perché non pensare che la Juventus possa davvero aspirare a vincere lo scudetto?