Negli ultimi giorni in casa Juventus il dibattito interno ed esterno si è concentrato sulla filosofia di lavoro di Damien Comolli, amministratore delegato bianconero e figura centrale nel nuovo corso societario. L’ad juventino ha illustrato la propria visione legata in modo particolare all’utilizzo dei dati come strumento per guidare le decisioni tecniche e dirigenziali, un approccio che rappresenta uno dei pilastri del progetto bianconero per i prossimi anni.
Le parole di Comolli non sono però passate inosservate e hanno suscitato reazioni significative.
Tra queste, spicca l’intervento del giornalista Riccardo Trevisani, che a Cronache di Spogliatoio non ha nascosto il proprio disappunto: “Ha detto una serie di cose veramente terrificanti”. Un commento netto, che evidenzia come l’impostazione fortemente orientata ai dati non convinca una parte della critica sportiva italiana, tradizionalmente legata a una visione più umana e meno algoritmica del calcio.
Trevisani non apprezza il metodo di Comolli
Trevisani ha approfondito il proprio pensiero spiegando che, a suo avviso, i numeri rappresentano un supporto importante, ma non possono determinare da soli le scelte di mercato o le valutazioni tecniche. Lo ha ribadito in modo chiaro, sottolineando la necessità imprescindibile della componente umana: “Quindi i dati hanno bisogno dell’interpretazione dell’uomo, hanno interpretazione di persone competenti”.
Secondo il giornalista, i dati senza un’adeguata lettura rischiano di diventare una trappola e di condurre a decisioni sbagliate.
Non a caso Trevisani ha portato un esempio concreto che coinvolge direttamente alcune dinamiche del recente mercato estivo della Juventus. Ha citato infatti la gestione delle corsie laterali facendo riferimento a due giocatori con caratteristiche differenti e a uno dei movimenti più discussi degli ultimi mesi: “Perché se per il tuo dato vedi che Joao Mario è tanto veloce e dai via Alberto Costa - ha detto Trevisani nel suo intervento a Croanche di Spogliatoio - che è meno veloce di Joao Mario, non hai migliorato la Juventus, l’hai peggiorata”. Una dichiarazione che racchiude perfettamente la sua critica: affidarsi a un parametro isolato, come la velocità, può risultare fuorviante se non contestualizzato all’interno del sistema di gioco e delle reali necessità della squadra.
Mentre il confronto sulle metodologie continua, in società si guarda anche all’organizzazione interna e alla definizione dell’area sportiva. Accanto a Damien Comolli, Giorgio Chiellini e François Modesto, manca infatti ancora la figura del direttore sportivo, un tassello ritenuto fondamentale per completare la struttura dirigenziale. Da settimane sono in corso colloqui e valutazioni, e il nome più caldo resta quello di Marco Ottolini, attuale uomo mercato molto stimato negli ambienti juventini. Ottolini è considerato il favorito, ma in corsa rimane ancora anche Bernardo Palmeiro, dirigente dello Sporting Lisbona con esperienza internazionale e un profilo considerato compatibile con il nuovo modello decisionale basato su dati e scouting avanzato.
Le prossime settimane saranno decisive per sciogliere gli ultimi dubbi e arrivare alla scelta finale. La Juventus desidera chiudere rapidamente per dare continuità al lavoro avviato da Comolli e impostare al meglio il mercato invernale e quello estivo successivo. Nel frattempo, il dibattito sull’utilizzo dei dati continuerà a rappresentare uno dei temi centrali non solo nel club bianconero ma nel calcio moderno, sempre più diviso tra innovazione e tradizione.