Il giornalista Enrico Fedele ha parlato a TMW Radio e riferendosi alla Juventus e a quello che potrebbe essere il futuro di Dusan Vlahovic ha detto: "Per me è già andato via. Per me è come una volta il calcio, i giocatori in scadenza di contratto si prendevano un anno prima".

La vicenda Vlahovic e il ritardo della Juventus

Secondo Fedele, la gestione contrattuale di Dusan Vlahovic avrebbe dovuto essere affrontata con largo anticipo, idealmente già due anni prima, così da tutelare in modo più efficace gli interessi della Juventus. La situazione attuale, osserva, rischia infatti di lasciare il club privo di un adeguato ritorno tecnico ed economico.

Più in generale, Fedele esprime una critica netta al sistema calcistico contemporaneo, sostenendo che la figura del direttore sportivo inteso come profondo conoscitore di calcio sia ormai quasi scomparsa.

In merito al rinnovo di Vlahovic, Fedele si è poi interrogato anche sul possibile margine d’intervento di Luciano Spalletti, sottolineando come la permanenza dello stesso tecnico alla Juventus non sia affatto scontata. Molto, secondo il giornalista, dipenderà dal raggiungimento della qualificazione alla Champions League, obiettivo che rappresenta una discriminante decisiva per le strategie future del club.

Fedele e i dubbi della permanenza di Antonio Conte sulla panchina del Napoli

Parlando del Napoli e della possibile permanenza di Antonio Conte, Fedele si è detto fermamente convinto di una cosa: "No, il Napoli non può reggere un personaggio come Conte".

Secondo Fedele, il club partenopeo dovrebbe proseguire con coerenza lungo una linea progettuale fondata sull’acquisizione di giovani talenti. Qualora si rendesse necessario un cambio in panchina, Fedele individua in allenatori come De Zerbi profili potenzialmente adatti a imprimere una svolta alla filosofia di gioco, orientandola maggiormente allo sviluppo dei calciatori più giovani.

Infine Il giornalista ha parlato di Maurizio Sarri, allenatore della Lazio, sottolineando come il toscano sia cambiato con il tempo: se prima infatti, l'allenatore biancoceleste metteva davanti il gioco alle qualità dei singoli, ora si affida molto di più ai calciatori che ha a disposizione.