“Puoi cambiare anche 10 allenatori ma se sbagli mercato in estate e non lo fai a gennaio nemmeno il mago Silvan può farci niente”, queste le parole di Paolo Paganini, affidate a X dopo la sconfitta interna per 0-2 contro il Como, fotografano con crudezza il momento della Juventus. I bianconeri sono caduti ancora, questa volta all’Allianz Stadium, al termine di una prestazione che ha riacceso dubbi profondi sulla qualità della rosa e sulla direzione tecnica intrapresa dalla società negli ultimi mesi.

Mercato sotto accusa e rosa inadeguata

“È una rosa scarsa in ogni reparto.

Il portiere. In difesa senza Bremer è notte fonda, senza regista e senza attacco”. Il secondo affondo di Paganini entra nel merito delle carenze strutturali della squadra. Parole pesanti, che chiamano in causa direttamente le scelte fatte tra estate e sessione invernale, considerate non all’altezza delle ambizioni del club.

L’analisi del giornalista Rai sottolinea come il problema non sia soltanto tecnico, ma di costruzione complessiva dell’organico. La Juventus, al netto degli infortuni, appare fragile in ogni zona del campo. L’assenza di Bremer in difesa si traduce in insicurezza costante, la mancanza di un vero regista limita lo sviluppo della manovra e davanti l’attacco fatica a incidere con continuità.

Anche tra i pali la situazione è diventata oggetto di discussione.

Il ko contro il Como non è un episodio isolato, ma l’ennesima conferma di un percorso irregolare. La sensazione è che il mercato non abbia colmato le lacune già evidenti nella prima parte di stagione e che, anzi, alcune scelte abbiano ulteriormente indebolito l’equilibrio della squadra. Cambiare guida tecnica, in questo contesto, rischia di essere un palliativo se la base strutturale resta incompleta.

Errori ripetuti e atteggiamento da rivedere

Al di là delle valutazioni sulla rosa, contro il Como la Juventus ha riproposto difetti ormai cronici. Gli errori individuali continuano a pesare in modo determinante. Michele Di Gregorio, reduce da una serie di sbagli consecutivi, è finito nuovamente sotto i riflettori per la rete incassata: un pallone tutt’altro che irresistibile che ha ricordato quanto accaduto la settimana precedente contro l’Inter.

È vero che McKennie commette un’ingenuità nell’azione, ma chi difende la porta bianconera deve garantire affidabilità nei momenti chiave.

Il problema, però, non riguarda solo il portiere. In più circostanze sono gli stessi giocatori juventini a spianare la strada agli avversari con disattenzioni evitabili, letture sbagliate e marcature molli. È un copione che si ripete e che evidenzia un atteggiamento non sempre all’altezza della storia del club. Difendere i colori bianconeri significa mantenere concentrazione e responsabilità per novanta minuti, qualità che nelle ultime uscite sono mancate.

La ripetitività degli errori suggerisce che non si tratti di semplici episodi sfortunati, ma di un limite mentale e strutturale.

Quando certe sbavature diventano sistematiche, il problema è più profondo e coinvolge tutto il gruppo. I tifosi, comprensibilmente delusi, iniziano a perdere fiducia di fronte a prestazioni opache e prive di reazione.

La sensazione diffusa è che a fine stagione si assisterà a una vera e propria rivoluzione. Molti giocatori hanno avuto numerose opportunità per dimostrare il proprio valore, ma le hanno fallite. Se la Juventus vuole tornare ai vertici, dovrà intervenire con decisione, correggendo gli errori del passato e restituendo alla squadra solidità tecnica e mentale. Solo così potrà uscire da un baratro che, oggi, sembra di nuovo spalancato.