La sconfitta per 0-1 contro l’Udinese rischia di diventare uno spartiacque simbolico nella stagione della Roma. Non tanto per il risultato in sé, quanto per ciò che ha messo impietosamente a nudo: una frattura sempre più evidente tra area tecnica e dirigenza, con allenatore e società che sembrano procedere su binari paralleli, senza un reale punto d’incontro. L’obiettivo Champions League, già di per sé complesso considerando la concorrenza agguerrita, appare oggi ancora più distante alla luce di una progettualità che fatica a trovare coerenza. Il campo di Udine ha certificato limiti strutturali e scelte discutibili, facendo esplodere un malessere che covava da settimane.
Le richieste di Gasperini e la risposta del mercato
Gian Piero Gasperini non aveva nascosto le proprie esigenze. Per provare l’assalto a un posto in Champions, il tecnico piemontese aveva chiesto rinforzi di esperienza, giocatori pronti all’uso, immediatamente funzionali a un sistema di gioco esigente sotto il profilo atletico e tattico. La risposta del direttore sportivo Massara è stata però di tutt’altro segno. Alla Roma, di fatto, sono arrivati profili giovani e futuribili, lontani dall’identikit tracciato dall’allenatore. L’unica eccezione, a detta dello stesso Gasperini, è rappresentata da Malen, giunto grazie a un blitz orchestrato direttamente dalla presidenza Friedkin. A completare il quadro c’è Bryan Zaragoza, arrivato soltanto all’ultimo giorno utile di mercato, in prestito con obbligo di riscatto legato a condizioni complesse, segnale di un’operazione più opportunistica che realmente strategica.
Per il resto, il mercato giallorosso ha parlato la lingua della prospettiva, non quella dell’urgenza.
Giovani in campo e lo sfogo del tecnico
Emblematica, in questo senso, la gestione dei nuovi arrivi a Udine. Prima è stato il turno di Vaz, appena 18 anni, costato 25 milioni di euro al Marsiglia, cifra dilazionata ma tutt’altro che marginale. Poi è arrivato Venturino, 19 anni, prelevato dal Genoa nello scambio che ha portato Baldanzi in Liguria. Due calciatori di belle speranze, ma inevitabilmente acerbi per caricarsi sulle spalle il peso di una rimonta in Serie A. Gasperini li ha inseriti nel finale nel tentativo disperato di raddrizzare la gara, senza ottenere evidentemente risultati. Da qui lo sfogo in conferenza stampa, durissimo e carico di amarezza: «La Serie A è un campionato difficile.
Poi magari a fine anno non si arriverà in Champions League e si cambierà allenatore e fine del discorso. Lavoro con quello che mi viene dato». Parole che suonano come un monito e che certificano una distanza profonda tra chi allena e chi costruisce la squadra.