Il calciomercato estivo inizia a prendere forma e tra i nomi che stanno emergendo in orbita Juventus c’è anche quello di Mateo Retegui. Secondo le ultime indiscrezioni, il centravanti italo-argentino avrebbe avuto un primo contatto con il club bianconero, segnale concreto di un interesse che potrebbe trasformarsi in qualcosa di più nelle prossime settimane.

Nel dettaglio, il direttore sportivo della Juventus Matteo Ottolini avrebbe avuto un confronto diretto con il padre e agente del giocatore, un colloquio esplorativo per valutare la fattibilità dell’operazione.

Un primo passo che certifica come la società piemontese stia già lavorando in vista della prossima stagione, con l’obiettivo di rinforzare il reparto offensivo.

Retegui vuole tornare: la Juve osserva

Alla base di questo possibile affare c’è anche la volontà dello stesso Retegui. L’attaccante, attualmente in forza all’Al-Qadisiya, starebbe valutando seriamente un ritorno in Italia, spinto sia da motivazioni personali sia da un contesto non semplice legato alla situazione geopolitica dell’Arabia Saudita.

Dopo appena un anno lontano dal calcio europeo, il richiamo della Serie A potrebbe quindi diventare decisivo. Un fattore che gioca a favore della Juventus, da tempo alla ricerca di un centravanti affidabile da affiancare a Dusan Vlahovic.

L’idea della dirigenza è quella di costruire un reparto offensivo competitivo e più profondo, in grado di reggere le pressioni di una stagione lunga e ricca di impegni.

Retegui, per caratteristiche e conoscenza del campionato italiano, rappresenterebbe un profilo ideale, capace di inserirsi rapidamente nei meccanismi della squadra.

Nodo economico: servono 45 milioni

Se l’interesse è concreto, l’ostacolo principale resta di natura economica. Per convincere l’Al-Qadisiya a privarsi del proprio centravanti, servirà un’offerta importante, non inferiore ai 45 milioni di euro. Una cifra significativa, che impone riflessioni attente da parte della Juventus.

Il club bianconero dovrà infatti valutare se investire una somma così elevata per un attaccante che, pur avendo dimostrato il proprio valore, rappresenterebbe comunque un impegno economico rilevante. Non è escluso che la dirigenza possa studiare formule alternative per abbassare l’impatto immediato dell’operazione.