La stagione della Roma di Gian Piero Gasperini sta prendendo una piega sempre più preoccupante. Nella serata di ieri, i giallorossi sono stati eliminati dall’Europa League per mano del Bologna, capace di imporsi all’Olimpico con un clamoroso 4 a 3. Un risultato inatteso nella Capitale, dove il pubblico aveva risposto come sempre presente, riempiendo lo stadio e sostenendo la squadra per tutti i 120 minuti.
La sconfitta contro i rossoblù rappresenta però solo l’ultimo tassello di un periodo estremamente negativo. Tra campionato e coppe, la Roma appare in evidente difficoltà, incapace di trovare continuità e risultati.
Il sesto posto in classifica, frutto dei pareggi contro Napoli e Juventus e delle sconfitte contro Como e Genoa, racconta di una squadra lontana dalle ambizioni iniziali e sempre più in caduta libera.
Un mercato che non ha dato risposte
Se il campo lancia segnali allarmanti, anche le scelte societarie finiscono inevitabilmente sotto accusa. Dan Friedkin, presidente ormai da oltre sei anni, si ritrova nuovamente nel mirino della tifoseria per una gestione del mercato che non ha garantito a Gasperini una rosa all’altezza delle aspettative.
Il problema principale riguarda il reparto offensivo. Tra la scorsa estate e il mercato di gennaio, alla Roma sono arrivati calciatori con evidenti problemi fisici come Bailey e Ferguson, entrambi già fuori dal progetto.
Per correre ai ripari, la società ha poi puntato su profili come Zaragoza, Venturino e Vaz, che però non sono riusciti a incidere, complice l’età o caratteristiche poco adatte al contesto.
Il risultato è un attacco fragile, dove Gasperini è costretto ad affidarsi a Malen, unico vero colpo riuscito, a El Shaarawy in evidente calo e a un Lorenzo Pellegrini adattato fuori ruolo, spesso schierato sull’esterno con risultati poco convincenti. Una situazione che ricorda da vicino quanto già accaduto in passato con Mourinho e, in parte, con De Rossi.
Contestazione e rischio rivoluzione
Il clima attorno alla squadra si è inevitabilmente surriscaldato. Al termine della sfida contro il Bologna, l’Olimpico ha espresso tutto il proprio malcontento con fischi e proteste, segnale di una frattura che inizia ad allargarsi tra squadra e tifosi.
Le prime avvisaglie di un possibile contraccolpo psicologico sono già evidenti e il rischio è che la stagione possa definitivamente sfuggire di mano. In questo contesto, torna a farsi largo uno scenario già visto troppe volte nella Capitale: quello di una rivoluzione che potrebbe colpire ancora una volta solo l’allenatore, lasciando invece intatti i nodi strutturali della rosa e della dirigenza.