Claudio Lotito, presidente della Lazio, ha lanciato un accorato appello al termine dell’assemblea della Lega Serie A, sollecitando una profonda ristrutturazione del calcio italiano. Il dirigente biancoceleste ha puntato il dito contro la normativa attuale, affermando: “Serve una ristrutturazione del calcio. Le elezioni vengono indette con la legge 91 del 1981, una legge di 45 anni fa e non va bene. Non è il nome, il nome non c’entra niente. Se una cosa non funziona, va ristrutturata. C’è una legge istitutiva che è la 91 del 1981, 45 anni fa. Fin quando c’è quella legge, il sistema va ridisegnato tutto.

Ci vuole la nomina di un commissario”.

La posizione di Lotito e il contesto assembleare

Le dichiarazioni di Lotito giungono in un momento cruciale, subito dopo l’assemblea della Lega Serie A. In tale occasione, il club capitolino, insieme al Verona, ha scelto di astenersi dal fornire il proprio appoggio alla candidatura di Giovanni Malagò per la presidenza della Figc. Lotito ha tenuto a precisare che la sua critica non è rivolta a singole personalità, bensì alla struttura normativa che governa il sistema federale, considerata ormai obsoleta e inadeguata alle esigenze del calcio moderno.

La richiesta di un commissariamento per la Figc

Secondo il presidente della Lazio, la legge istitutiva della Figc, risalente al lontano 1981, non è più in grado di rispondere efficacemente alle sfide e alle dinamiche del calcio contemporaneo.

Per superare le rigidità imposte da questa normativa datata e avviare un processo di rinnovamento radicale, Lotito ha invocato la nomina di un commissario. Questa figura, a suo avviso, sarebbe indispensabile per guidare una ristrutturazione completa del sistema federale, svincolandosi dalle attuali limitazioni legislative.

Precedenti storici: il commissariamento della Figc nel 1958

La storia del calcio italiano annovera già episodi di commissariamento della Figc in periodi di profonda crisi. Un esempio emblematico risale al 1958, un anno significativo per il calcio nazionale. Dopo la clamorosa sconfitta della Nazionale contro l’Irlanda del Nord, il presidente del Coni, Giulio Onesti, decise di nominare Bruno Zauli come commissario straordinario della Federazione.

Zauli intraprese un’opera di risanamento e riforma di vasta portata, introducendo, tra le altre cose, una chiara e netta divisione tra professionismo, semiprofessionismo e dilettantismo. Queste riforme si rivelarono fondamentali per il rilancio e la modernizzazione del calcio italiano dell'epoca.

Questo precedente storico dimostra come l’istituto del commissariamento, pur rappresentando un intervento straordinario e con evidenti implicazioni istituzionali, possa effettivamente costituire uno strumento efficace per innescare e portare a termine riforme strutturali indispensabili per l'evoluzione di un intero sistema.