Quando una stagione finisce così, con un tracollo contro il Cagliari e una Champions sfumata all'ultima curva, il conto da pagare è sempre salato. Al Milan lo stanno presentando tutti insieme, e in pochi giorni Milanello è diventato un palcoscenico di commiati silenziosi, dichiarazioni ambigue e indizi social che non lasciano spazio a interpretazioni. Leao, Pulisic, Modric e ora anche Rabiot: quattro storie diverse, un unico copione che porta fuori da via Aldo Rossi.

Rafael Leao ha fatto la cosa più dirompente: ha parlato chiaro. Davanti alle telecamere di una televisione portoghese, durante un evento promozionale a Lisbona, il numero 10 ha detto di sentirsi pronto per una nuova sfida in un nuovo campionato, lasciando intendere che i sette anni milanisti abbiano esaurito il loro ciclo.

Parole pronunciate a freddo, senza mediazioni, che hanno colpito come un pugno allo stomaco i tifosi del Milan. Sui social, qualche giorno prima, c'era già stato un antipasto: un post introspettivo in cui il portoghese raccontava le difficoltà fisiche e psicologiche di una stagione estenuante, augurando al Milan di tornare a vincere come se lui, in quel futuro, non ci fosse già più. E poi la storia Instagram con la t-shirt dal messaggio provocatorio, risposta silenziosa a chi lo aveva fischiato e criticato per mesi. La clausola rescissoria parla di 170 milioni, ma la società è pronta a trattare a cifre ben più basse pur di non ritrovarsi un giocatore con la testa altrove. La Premier League lo attrae, i club turchi no: Leao ha già fatto sapere di non voler sentire parlare di Galatasaray o Fenerbahce.

Luka Modric ha scelto il registro della gratitudine. Con un messaggio toccante rivolto ai tifosi, ha riconosciuto una stagione di alti e bassi, ammettendo che il finale non è andato come sperato. Poi, quasi subito dopo, è comparso su Instagram in compagnia di Florentino Pérez, con due cuori bianchi a corredo: un indizio che vale più di mille comunicati ufficiali. Il croato aveva accettato di firmare con il Milan la scorsa estate a una condizione non scritta ma chiarissima, quella di giocare la Champions League. Senza Europa che conta, l'opzione di rinnovo resta nelle sue mani e tutto indica che non la eserciterà. A quarant'anni, il ritorno al Real Madrid sembra la chiusura naturale di un cerchio straordinario.

Diversa, ma non meno intricata, la posizione di Christian Pulisic. L'americano aveva dominato la prima parte di campionato con prestazioni brillanti e otto reti, poi il blackout totale: dal 28 dicembre in avanti, nessun gol in sedici partite ufficiali. Un digiuno che ha coinciso con l'involuzione tattica della squadra e che ne ha finito per svalutare la percezione. Il rinnovo, che sembrava una formalità mesi fa, è ora in stallo: Pulisic vorrebbe aumentare notevolmente il suo stipendio, il Milan non è disposto ad accontentarlo. Ai microfoni americani, alla vigilia del Mondiale con gli Stati Uniti, si è detto dispiaciuto per come è andata, senza puntare il dito contro nessuno. Parole educate, ma il Manchester United continua a osservare da vicino.

Milan: il caso di Rabiot, pronto a seguire Allegri

E poi c'è il caso Rabiot, forse il più paradossale di tutti. Il centrocampista francese era arrivato a Milanello la scorsa estate proprio su richiesta esplicita di Allegri, dopo una turbolenta uscita dal Marsiglia. Ora che il tecnico livornese è stato esonerato il giorno dopo la fine del campionato ed è pronto a firmare con il Napoli, Rabiot potrebbe seguirlo per la terza volta in carriera, dopo Juventus e Milan. De Laurentiis ha dato ad Allegri ampia libertà per costruire la mediana, e il nome del francese è in cima alla lista, soprattutto in caso di addio di Anguissa. Il Milan potrebbe cedere per meno di venti milioni, liberandosi di un ingaggio pesante.

Rabiot, dal canto suo, non nasconde la tentazione: tornare a essere il fulcro del suo mentore, questa volta in una squadra già qualificata in Champions, avrebbe tutto il sapore di una rivincita personale.

Il risultato finale è un club che riparte letteralmente da zero: niente allenatore, niente direttore sportivo, niente amministratore delegato. E con ogni probabilità nemmeno quattro dei suoi protagonisti più rappresentativi. Ricostruire, in quest'estate torrida, sarà tutt'altro che semplice.