Il Mondiale di calcio 2026, il più esteso di sempre con quarantotto squadre, ha raggiunto i quarti di finale segnando una svolta storica. L’Europa domina la scena con sei nazionali tra le otto migliori, mentre giganti come Brasile e Germania sono assenti per la prima volta. Questa rivoluzione ai quarti vede l'emergere di nuove forze.

Tra le protagoniste in ascesa spiccano Norvegia, Svizzera e Belgio. La Norvegia ha raggiunto il suo miglior risultato, la Svizzera ha eguagliato l'edizione del 1954. Il Belgio ha conquistato i quarti eliminando gli Stati Uniti, giustizieri della Bosnia che aveva escluso l’Italia.

L’assenza di Brasile e Germania prosegue una ritirata iniziata nel 2018. L’Italia resta fuori dal panorama calcistico globale, un'eclissi che si somma a questa nuova realtà.

Nuovi equilibri e sorprese nel Mondiale 2026

La FIFA, che aveva ampliato il torneo aspettandosi un exploit di Africa e Asia, si trova invece di fronte a una nuova egemonia europea. Il Brasile è caduto sotto i colpi della Norvegia. La Germania, superata dal Paraguay, è stata “vendicata” dalla Francia. L’Argentina è l’unica americana sopravvissuta al confronto tra i continenti, concluso 6-1 per l’Europa. L’Africa si aggrappa al Marocco; Asia e Nord America sono già fuori, confermando il baricentro europeo del calcio.

Le otto squadre rimaste hanno segnato in tutto 92 gol nelle prime cinque partite, superando i 77 di Francia ’98, l’edizione più prolifica degli ultimi trent’anni (dato che include i quarti già giocati).

Una retroguardia granitica non è condizione sufficiente: lo ha scoperto la Colombia, un solo gol subito ma eliminata dalla Svizzera. La Norvegia, con 9 gol subiti in cinque partite, è un caso estremo: mai una difesa così colabrodo era in lizza per la coppa negli ultimi trent’anni. Ma Haaland e compagni hanno segnato 12 reti, meno solo di Belgio (13), Argentina e Francia (14). Si gioca all’attacco come mai prima.

Un calcio che cambia volto: le nuove potenze europee

Il baricentro del calcio mondiale si rinnova, ma resta europeo. L’Europa, con sette squadre tra le prime sedici, ha perso solo il Portogallo nel derby iberico. Le nuove superpotenze europee sono Spagna e Francia, non più Italia e Germania.

Cambiano anche le inseguitrici: Norvegia e Svizzera prendono il posto di Paesi Bassi e Portogallo. Le nazionali sono ricche di cittadini di seconda generazione, spesso vittime di attacchi razzisti, come dimostra il caso di Kylian Mbappé. Loro vincono e con loro trionfa l’ancien régime, calcistico e istituzionale, con cinque monarchie qualificate: Belgio, Spagna, Inghilterra, Norvegia e Marocco.

Spetta ai Leoni dell’Atlante (Marocco), insieme all’Argentina, evitare che l’epilogo si trasformi in un mini campionato europeo. La nuova Europa cercherà di non finire come la vecchia a Usa 1994: all’epoca sette europee arrivarono ai quarti di un Mondiale grande la metà, ma fece festa il Brasile. Oggi, l'Europa punta a confermare la sua supremazia in un torneo che celebra il gol e la capacità di reinventarsi.