La gestione dei condomini potrebbe cambiare volto. A tredici anni dalla riforma del 2012, il Parlamento riapre il dossier con il disegno di legge AC 2692, sostenuto da Fratelli d’Italia. Una proposta che punta a riscrivere le regole su amministratori, contabilità e rapporti economici, con effetti diretti su costi, controlli e responsabilità dei condòmini. Tra le novità più discusse spicca un principio destinato a far discutere: in caso di morosità, i creditori potranno rivalersi anche su chi è in regola con i pagamenti. Il testo, a prima firma Elisabetta Gardini e sottoscritto da altri dieci parlamentari, viene definito dagli stessi promotori una base di lavoro “aperta”, destinata ad essere affinata con il contributo di professionisti e associazioni.

L’impianto, però, segna già un cambio di passo netto rispetto al passato.

Amministratori condominio: laurea obbligatoria e registro nazionale

La riforma interviene innanzitutto sull’accesso alla professione. Per diventare amministratore di condominio sarà necessaria una laurea, anche triennale, in ambito economico, giuridico o tecnico-scientifico. Verranno quindi fissati paletti più stringenti rispetto all’attuale sistema, che consente di operare anche con il solo diploma. Chi già esercita non verrà automaticamente escluso: è prevista una clausola di salvaguardia per gli amministratori iscritti, alla data di entrata in vigore della legge, ad albi, ordini o collegi delle aree ammesse. Resterebbero invece fuori coloro che oggi lavorano senza titoli universitari né iscrizioni professionali.

Accanto ai requisiti di studio, il disegno di legge istituisce un elenco nazionale degli amministratori e dei revisori condominiali presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy. L’iscrizione diventa condizione indispensabile per esercitare. Chi opera senza registrazione rischia sanzioni amministrative che possono superare i 5 mila euro.

Formazione continua e incarichi senza vuoti di potere

La formazione resta un pilastro della professione. Le regole attuali, fissate dal decreto 140/2014, saranno aggiornate ma non eliminate: rimarrà l’obbligo di corsi iniziali e di aggiornamento periodico, valido anche per chi è in possesso di una laurea. Novità anche sulla durata dell’incarico. La nomina dell’amministratore si rinnoverà automaticamente di anno in anno, salvo diversa decisione dell’assemblea.

Una soluzione pensata per evitare i frequenti stalli decisionali e le gestioni “provvisorie” che spesso complicano la vita dei condomìni.

Contabilità più rigida: addio a contanti e rendiconti certificati

Sul fronte dei conti arriva una stretta significativa. Tutti i movimenti di denaro dovranno passare dal conto corrente condominiale, bancario o postale: il contante esce definitivamente di scena. Per i condomìni con più di venti proprietari diventa obbligatoria la nomina di un revisore, incaricato per due anni e non rieleggibile, con il compito di certificare la correttezza del rendiconto. I criteri contabili vengono rafforzati: criterio di cassa, situazione patrimoniale dettagliata e stato di ripartizione che evidenzi debiti, crediti e conguagli, anche degli anni precedenti.

Standard di trasparenza più elevati che, di fatto, coinvolgeranno anche i condomìni più piccoli.

Morosità: tempi più lunghi e morosità più ampie

Cambia il calendario per il recupero delle quote non pagate. L’amministratore non dovrà più attivare il decreto ingiuntivo entro sei mesi dalla chiusura dell’esercizio, ma solo dopo l’approvazione del rendiconto, che potrà avvenire entro 180 giorni. Sul fronte dei fornitori, invece, la tutela si rafforza. In caso di insolvenza, non saranno più obbligati a rivalersi esclusivamente sui condòmini morosi: potranno agire direttamente sul conto corrente condominiale e, se necessario, anche nei confronti dei proprietari in regola con i pagamenti. Una scelta che introduce, di fatto, un principio di maggiore solidarietà economica all’interno dello stabile.

Sicurezza, lavoro e fondo spese: regole più severe

La proposta interviene anche sulla sicurezza delle parti comuni. La conformità degli impianti e delle strutture dovrà essere certificata da società specializzate. Se l’assemblea resta inerte, l’amministratore potrà disporre direttamente gli interventi necessari per la messa a norma. Per i lavori straordinari viene confermata una linea più rigida: il fondo spese dovrà essere costituito integralmente prima dell’avvio degli interventi, senza possibilità di versamenti scaglionati durante l’esecuzione dei lavori. Se approvata, la riforma del condominio ridisegnerà equilibri e responsabilità, con più controlli, maggiore tracciabilità e nuove ricadute economiche per milioni di proprietari. Un cambiamento che promette trasparenza, ma che apre anche a nuove tensioni sul fronte dei costi e dei debiti condivisi.