La morsa dei controlli sull’Isee si fa più stretta. Con l’introduzione dell’Isee precompilato e l’entrata a regime delle verifiche rafforzate previste dal decreto Pnrr, l’Inps cambia passo nella lotta alle dichiarazioni irregolari. Il nuovo impianto punta a un doppio risultato, tra cui quello di ridurre drasticamente gli abusi che hanno alimentato l’erogazione indebita di bonus e agevolazioni. L’indicatore della situazione economica equivalente continua a rappresentare la porta d’ingresso principale al sistema di erogazione di bonus. Proprio il suo ruolo centrale ha spinto il legislatore a rafforzare le verifiche e a rendere più chiare, e più pesanti, le conseguenze per chi presenta un Isee non corrispondente alla reale situazione economica.

Come funzionano i controlli incrociati

Con il nuovo modello viene superata la logica dell’autocertificazione basata esclusivamente sulle dichiarazioni del cittadino. Le amministrazioni che concedono prestazioni agevolate, possono ora accedere direttamente ai dati tramite la piattaforma digitale dell’Inps. Le informazioni inserite nella Dsu vengono messe a confronto con i dati pubbliche già disponibili. L’obiettivo è limitare al minimo le zone d’ombra e intercettare incongruenze, omissioni o discrepanze anche a distanza di tempo, riducendo il rischio di erogazioni non dovute.

Revoca dei bonus e restituzione delle somme

Per chi presenta un Isee errato le conseguenze sono immediate. In caso di irregolarità accertata, il primo effetto è la perdita del beneficio: ad esempio i contributi vengono revocati se l’attestazione non riflette la reale condizione economica dichiarata.

A questo si aggiunge il recupero delle somme già percepite. L’Inps e gli enti erogatori possono chiedere la restituzione di quanto indebitamente incassato fino a cinque anni precedenti.

Le sanzioni

Non tutti gli errori hanno lo stesso peso. La differenza la fa l’intenzionalità. Se emerge che l’Isee non corretto è frutto di dichiarazioni false o di omissioni chiaramente consapevoli, il caso cambia. In queste situazioni può configurarsi il reato di truffa ai danni della pubblica amministrazione. Le sanzioni previste sono severe: reclusione fino a tre anni, oltre a una multa. Un rischio che va ben oltre la semplice perdita del bonus.

Controlli anche a distanza di anni

Un elemento da tenere sotto controllo è il tempo.

Infatti, i controlli sull’Isee non si esauriscono nell’immediato: le verifiche possono essere avviate anche dopo anni dalla presentazione della Dsu e il recupero della somma può arrivare entro cinque anni. Dal punto di vista penale, l’orizzonte temporale si allunga fino a sette anni dalla dichiarazione ritenuta falsa.