Il narco-traffico non conosce crisi ma i piccoli spacciatori magari adescati da chi ha giri grossi fanno una fine orribile. Ieri, oggi e domani una storia che si ripete, come nel caso di Stefano Cucchi morto per denutrizione sei giorni dopo l'arresto per droga, nel reparto detenuti dell'ospedale Sandro Pertini a Roma.

Questo risulta dalle pagine delle motivazioni della sentenza della terza Corte d'Assise con cui, il 5 giugno scorso, sono stati condannati sei medici e assolti tre infermieri e tre agenti della penitenziaria.

Il pestaggio da parte dei poliziotti non c'è stato, secondo la Corte, ma non si può escludere che il giovane sia stato malmenato dai militari dopo l'arresto.

Questo l'infelice e ingiusto finale per Ilaria Cucchi: "Caso ridotto a storia di malasanità", la sorella del ragazzo che con i familiari è rimasta delusa, un po' come tutti noi, di fronte all'evidenza delle foto e a quello che esce spesso dai tribunali pur davanti all'ovvietà.

I giudici difatti hanno attribuito ai medici ogni responsabilità usando nella sentenza nei loro riguardi termini come "trascuratezza", "sciatteria", "grave inadeguatezza" e "inescusabile superficialità" e definendo le loro "condotte....contrassegnate da imperizia, imprudenza e negligenza" sotto diversi aspetti.

Primo aspetto, l'omissione della corretta diagnosi, le patologie da cui era affetto, in particolare tenuto conto del suo stato di magrezza estrema, secondo aspetto non avere adottato i più elementari presidi per evitare il decesso, terzo aspetto avere sottovalutato le condizioni del paziente che avrebbero richiesto il suo urgente trasferimento.

La Corte ha condannato i medici per omicidio colposo e non per il più grave reato di abbandono di incapace ipotizzato dai pm Vincenzo Barba e Maria Francesca Loy perché Stefano Cucchi, pur gravemente sofferente, non era portatore di una ridotta capacità psichica.

La tesi sostenuta dalle difese degli imputati, secondo cui il giovane sarebbe stato condotto a morte cardiaca improvvisa, non fornisce alcuna spiegazione del grave dimagrimento del giovane.

Si fonderebbe secondo i giudici sull'errato assunto sul suo peso non convincente. Stesso discorso non convincente la conclusione dei consulenti delle parti civili, secondo cui il decesso si sarebbe verificato a causa delle lesioni vertebrali, dovute al presunto pestaggio della polizia penitenziaria, non vi è prova che le lesioni abbiano determinato la morte del giovane.

Altro dubbio, riguarda il pestaggio da parte dei carabinieri prima di essere consegnato alla penitenziaria, ipotesi emersa durante le indagini, ma scartata. Il superteste Samura Yaya, anch'egli nelle celle sotto il tribunale, ha difatti a riguardo riferito che erano stati gli agenti della penitenziaria a picchiarlo. I giudici hanno ipotizzato, però senza alcuna prova confutabile, che Cucchi sia stato malmenato dai carabinieri al ritorno dalla perquisizione domiciliare, dato l'esito negativo della stessa laddove si sarebbero aspettati di trovare qualcosa.

Una brutta storia, ancora più angosciante se si guardano le foto del ragazzo, sicuramente uno di quei ragazzi difficili, non ben visto dalla società, dato l'arresto per spaccio, ma la legge è stata violata senza dubbi per eccesso di zelo.

La famiglia continuerà a lottare come chiunque in questo nostro Stato che non trova a volte giustizia vera, vittima o carnefice che sia, tutti nonostante il reato grave di cui si è macchiato il ragazzo sono rimasti perplessi del finale.