Giornata nerissima per la politica estera e quindi per i mercati a seguito dell'ultimatum russo rivolto a Kiev nella giornata di oggi. L'ultimatum è poi diventato un vero e proprio giallo in quanto è stato smentito ma in queste ore regna una certa confusione, peraltro più che comprensibile.

Tutti di segno negativo i segnali di oggi, ma del resto Putin è forte del sì del suo parlamento e dunque a ben guardare può battere i pugni sul tavolo per difendere gli interessi russi in Crimea, che non sono pochi. Se entro le 5 del mattino gli ucraini non si arrenderanno Mosca non resterà a guardare e farà i suoi passi: era questo il contenuto dell'ultimatum cui s'è fatto riferimento, poi diventato un vero e proprio caso.

Intanto giù la borsa con -13% in Russia, rublo devastato e ai minimi storici, con tassi a + 1,5 per limitare al massimo quanti pensano di portare capitali all'estero in extremis davanti all'imminenza dell'irreparabile.



Una gravissima crisi economica in Russia è più di un'ipotesi a questo punto. La deposizione del presidente ucraino Viktor Yanukovych democraticamente eletto (fino a prova contraria) sta producendo conseguenze devastanti aggravati da una congiuntura economica mondiale che era già esplosiva.



Un lunedì nerissimo dunque per la Borsa russa. Dopo metà seduta l'indice Micex ha perso l'11,94%, l'indice Rts il 13,50%. Giù in particolare i titoli Gazprom (società che da tempo vende gas all'Ucraina).

Il mondo non può certo restare a guardare, con la Merkel che si dice particolarmente irritata dalla condotta complessiva di Putin. Più riflessivo fino a questo momento Obama, che aspetta una mossa sbagliata del suo avversario perché non vuol passare dalla parte del torto.