La Procura di Roma smentisce le ipotesi circolate in merito alla possibilità, offerta ai clienti delle baby prostitute dei Parioli, di patteggiare la pena con una sanzione pecuniaria di 40 mila euro in alternativa ai 5 mesi e 10 giorni di reclusione previsti per chi non ha precedenti penali.
L'inchiesta sullo sfruttamento di due ragazzine di 14 e 15 anni si era chiusa con il procuratore aggiunto Maria Monteleone e il sostituto Cristiana Macchiusi orientati a chiedere il rinvio a giudizio per sei indagati. Tra questi, Mirko Ieni, il presunto promotore del giro di prostituzione, Maria De Quattro, la madre di una delle due ragazzine, ed alcuni clienti abituali, accusati anche di cessione di droga e traffico di materiale pedopornografico.
Ancora in pieno svolgimento la parte dell'inchiesta riguardante i clienti, che ha coinvolto una cinquantina di importanti nomi della capitale sfiorando anche la politica, con il marito di Alessandra Mussolini, Mauro Fiorani, e Nicola Bruno, figlio dell'onorevole Donato Bruno di Forza Italia.
Le reazioni all'ipotesi di patteggiamento
Alcuni degli indagati avrebbero già presentato, attraverso i loro avvocati, richiesta di patteggiamento e l'ipotesi di un parere favorevole, da parte dei titolari dell'inchiesta, ha provocato immediate reazioni.
Le prime proteste sono arrivate dall'Osservatorio sui diritti dei minori con l'appello al Presidente Napolitano affinché sia rispettato l'articolo 144 comma 1 bis del Codice di procedura Penale che esclude dai benefici del patteggiamento chi commette atti sessuali con minori.
Proteste anche dal mondo politico, con la dura presa di posizione di Sandra Zampa, deputata Pd e vicepresidente della Commissione Bicamerale Infanzia e Adolescenza, che si è detta sconcertata all'ipotesi della possibilità del patteggiamento.
Stessa preoccupazione dal parte dell'Associazione degli avvocati matrimonialisti, che vede nell'applicazione della pena pecuniaria in casi di simile gravità, un segnale di scadimento verso una concezione americana della giustizia, introducendo di fatto l'istituto della cauzione.
Di fronte all'unanime levata di scudi, la Procura capitolina ha ritenuto opportuno intervenire per smentire l'assenso ai patteggiamenti e ribadire che la linea della Procura rimane quella di valutare le posizioni degli indagati "caso per caso".
Una formula che lascia comunque aperte le porte all'ipotesi del patteggiamento.
Del resto, le informazioni trapelate entravano nei dettagli del calcolo della pena in modo talmente preciso da sollevare il dubbio che, il patteggiamento per evitare il processo, rimanga ancora una concreta possibilità per una parte degli indagati.