Opere pubbliche, politica e tangenti. Un trinomio che purtroppo appare oramai stabilmente consolidato e alquanto inossidabile. L'ultimo grave fatto in materia arriva da una delle città italiane più note e visitate dai turisti di tutto il mondo, una città ricchissima di storia e dal fascino sospeso tra terra e mare, un mare incombente e che tutto circonda: Venezia, la città della laguna. E proprio con la laguna ha a che fare l'ultima storia di malaffare politico e amministrativo, nonchè criminale, che segna costantemente la storia delle grandi opere nel nostro Paese.

Come riferisce la rivista Internazionale nella sua edizione on line, è stato arrestato il sindaco della Serenissima, Giorgio Orsoni, del Partito Democratico, nell'ambito di un'inchiesta per corruzione, concussione e riciclaggio della procura di Venezia, nelle indagini sugli appalti per il Mose, la diga progettata per arginare l'acqua alta in laguna e ribattezzata come il noto personaggio biblico, capace appunto di dividere le acque.

Ma il primo cittadino non è stato l'unico per cui sono scattate le manette. Arrestato infatti anche l'assessore regionale alle infrastrutture, Renato Chisso, insieme ad altre 35 persone, che si aggiungono alle oltre 100 che invece risultano al momento solo indagate.

Tra gli arresti eccellenti c'è anche il consigliere regionale del Partito Democratico, Giampiero Marchese, assieme agli imprenditori Morbiolo e Meneguzzo.

Nell'inchiesta sui fondi neri per la realizzazione della diga, inoltre, la procura veneziana ha anche chiesto l'arresto dell'ex governatore della regione ed ex ministro Giancarlo Galan, anche egli del Pd.

Galan però è attualmente senatore, e perciò per procedere all'arresto, la Camera dovrà dare il suo assenso. Staremo a vedere se la politica avrà finalmente imparato come comportarsi in questi casi. Anche dopo le elezioni.