È stata la genetica, supportata dalle tradizionali indagini, ad inchiodare il presunto omicida di Yara Gambirasio: "l'ignoto 1", così è stato definito sinora dagli inquirenti l'assassino, è stato arrestato nel pomeriggio di ieri, 16 giugno. Finalmente, il "mostro" sembra avere un volto e un nome: incensurato, si chiama Massimo Bossetti, ha quasi 44 anni, è sposato, ha tre figli e di mestiere fa il muratore.

Lavoro tranquillo, mai una multa, messa domenicale, qualche serata al bar con gli amici, giornate al centro commerciale con la famiglia: uomo "comune", dunque, persona "perbene", vita "normale", "gran lavoratore", "buon vicino".

Un cliché che si ripete: insospettabili killer, irreprensibili cittadini, inimmaginabili ladri di vite.

Una trama degna di un romanzo criminale, investigazioni ed indagini che richiamano alla mente note serie tv americane. Tutto comincia quel tardo pomeriggio del 26 novembre 2010, quando Yara Gambirasio, tredicenne promessa della ginnastica artistica, scompare a Brembate di Sopra nel breve tragitto che separa la palestra da casa sua. Incessanti ricerche, accorati appelli, impiego di cani molecolari, interrogatori. Tre mesi dopo, la terribile scoperta, del tutto casuale, del corpo della ragazzina in un campo di Chignolo d'Isola, situato a circa dieci chilometri dal luogo della scomparsa.

Da lì, l'inizio di un'incessante caccia all'uomo: un arresto rivelatosi poi un errore, il rinvenimento delle tracce lasciate dall'assassino sulla vittima, l'estrazione, il prelevamento e l'analisi del suo Dna, la definizione del suo profilo genetico, uno screening di massa che ha visto il coinvolgimento di quasi 18.000 persone, la scoperta di alcuni profili vicini, ma non esattamente coincidenti, indici di una parentela con l'assassino.

Le indagini si concentrano su una precisa cerchia familiare e conducono a Giuseppe Guerinoni, autista di Gorno, morto nel 1999: da un francobollo viene estratto il suo Dna, che risulta compatibile al 99,99999927% con quello dell'uomo ricercato. La sua salma viene riesumata per avere le ulteriori conferme: è lui il padre dell'assassino di Yara.

Una scoperta che apre scenari imprevisti: nessuno dei tre figli dell'uomo, infatti, può essere l'omicida. Emerge la chiara ipotesi di un figlio illegittimo.

Parte la ricerca della madre e, qui, la scienza cede il passo alle immancabili e, molto spesso, infallibili voci di paese: si scopre l'esistenza di una relazione clandestina, risalente alla fine degli anni Sessanta, tra Guerinoni e la mamma dell'omicida. Una traccia anagrafica conduce a circa 3000 possibili donne; poi, la testimonianza di un vecchio amico dell'autista: la donna viene identificata. Il Dna torna protagonista: due profili genetici, quello della madre e quello del padre dell'uomo così tanto cercato, un soggetto tenuto sotto osservazione, il suo fermo apparentemente casuale per un controllo stradale, il test dell'etilometro, la sua saliva e, finalmente, il suo Dna.

È il Dna dell'assassino di Yara: per la scienza non c'è dubbio, l'"ignoto 1" è Massimo Bossetti. Contro di lui anche le tracce di materiale edile ritrovate sul corpo della ragazzina.

Il presunto omicida si è avvalso della facoltà di non rispondere. La folla, al passaggio dell'uomo, in manette e a testa bassa nell'auto delle forze dell'ordine, ha urlato tutta la sua rabbia. Un'inchiesta senza precedenti in Italia, un mistero nazionale che ha avuto una rilevanza mediatica enorme, un nome, quello di Yara Gambirasio, che è entrato in ogni casa, un delitto che chiedeva un perché, un volto e un nome. Bossetti, intanto, si dichiara innocente. In attesa di ulteriori sviluppi e conferme, rimane lo sgomento di fronte a quella che non è la trama di un giallo, ma una realtà terribile, cruda, nuda, una realtà che emerge dai sotterranei della quotidianità, che sconvolge gli animi e scombina ogni certezza, che si insinua e scava in quella presunta ed effimera maschera di "normalità" che indossano i "mostri" della porta accanto. Incredulità, turbamento, domande inquietanti, risposte ancora più inquietanti.