Sembrava destinato a divenire uno dei tanti casi irrisolti del paese e invece oggi, dopo una serie infinita di controlli, finalmente il mistero è stato risolto e la verità è venuta a galla a distanza di quasi 4 anni.

Il presunto assassino ha finalmente un nome e un volto: si tratta di Massimo Giuseppe Bossetti, 44 anni, originario di Clusone, vive a Mapello, è un muratore, sposato e padre di tre figli.

Ancora non si sa molto ma il caso della piccola Yara Gambirasio, ritrovata senza vita vicino ad un cantiere a Brembate di Sopra, pare ormai definitivamente risolto.

E' stato lo stesso Angelino Alfano a dichiararlo: "Le forze dell'ordine, d'intesa con la magistratura, hanno individuato l'assassino di Yara Gambirasio", non ci sono dubbi nelle sue parole.

Dopo che gli investigatori avevano rintracciato il Dna del padre del killer, s'immaginava che il finale del caso fosse vicino. "Ignoto uno", così era stato denominato dagli inquirenti il killer, ha oggi un nome e cognome. Rintracciato grazie alla lunga e complessa indagine che ha portato alla scoperta del padre del colpevole. L'assassino di Yara è figlio illegittimo dell'autista Giuseppe Guerinoni: il dna di quest'ultimo era sovrapponibile a quello del colpevole. Una volta trovato il padre, si è arrivati all'individuazione della mamma del killer e al nome dell'indagato.

Dopo la sovrapposizione del Dna del killer, ottenuto con un artifizio ad un posto di blocco, con quello trovato sul corpo di Yara il 27 febbraio scorso, l'assassino sembra senza ombra di dubbio rintracciato, anche se si procede con cautela e si parla di presunto colpevole.

Le indagini e gli avvenimenti

La ragazzina era sparita il 26 novembre 2010, nel tratto di strada per rientrare a casa dalla palestra ma le ricerche, svolte in lungo e in largo, non avevano dato risultati.

Il 26 febbraio 2011, un aeromodellista ritrova per caso il cadavere della piccola: il suo modellino di aereo era giunto nei pressi del cadavere ed egli si è trovato di fronte ad un'agghiacciante scena.

Yara viene ritrovata, in un campo di Chignolo d'Isola, a circa 10 chilometri dal luogo della scomparsa. Sul luogo del ritrovamento si è svolto un sopralluogo scientifico coordinato dall'anatomopatologa Cristina Cattaneo.

Inizialmente, a causa di un'errata traduzione di un'intercettazione, viene indagato Mohamed Fikri, un muratore marocchino poi scagionato da ogni accusa.

Il 18 settembre 2012, grazie a una marca da bollo su una vecchia patente, viene isolato il dna del padre dell'assassino, Giuseppe Guerinoni, autista di autobus. L'uomo, ormai deceduto, ha un figlio illegittimo: un vecchio collega dell'autista racconta di una rivelazione fattagli da Guerinoni stesso sulla relazione extraconiugale e sul figlio illegittimo.

La conferma della colpevolezza arriva il 10 aprile 2014 dall'anatomopatologa Cristina Cattaneo: Guerinoni è il padre del killer "Ignoto 1".

Lo scorso maggio 2014, una nuova segnalazione racconta di una ragazza madre di Clusone che avrebbe avuto un figlio dopo una relazione con un'autista di pullman, Giuseppe Guerinoni per l'appunto. Un'indagine costosissima e complessa, dato che sono stati prelevati 18 mila di campioni di Dna.