Si temeva la catastrofe sanitaria in Sierra Leone, alla fine è arrivata. Ebola al momento sconfigge il sistema sanitario, ormai collassato. Lo stato di quarantena imposto dal governo per limitare il contagio e ridurre il pericolo di pandemia nazionale, purtroppo non ha retto. Gli unici "essere viventi", sani, sono gli operatori sanitari che circolano su taxi e mezzi di fortuna, per tentare di "salvare il salvabile", seppur senza alcuna reale speranza.

Sembra quasi la trama di un film, ma la situazione è ben peggiore di quello che s'immaginava agli inizi della diffusione del contagio. Alcuni corpi abbandonati per le strade deserte sono ridotti allo stato di zombie, denutriti e mostruosamente sfigurati dalla fame e della malattia.

Un paese già flagellato

Lo sa bene chi ha lavorato in Sierra Leone, che si tratta di un paese dove la mortalità ha un tasso altissimo, soprattutto quella infantile, e dove le uniche strutture pediatriche sono chiuse per il "rischio Ebola".

Sta di fatto che altre malattie flagellano questa nazione, prime tra tutte la malaria, che nonostante i progressi della medicina, qui miete ancora delle vittime. Le statistiche sull'attuale epidemia, nonostante l'impegno, forniscono dati poco incoraggianti, il 10% delle vittime Ebola le fa tra infermieri e medici. Questo stato di cose ha creato una strana tensione, quasi di orrore tra il personale sanitario internazionale che in molti casi rifiuta di rispondere agli appelli dell'OMS.

Non ci sono voli da e per la Sierra Leone, non si profila all'orizzonte nessuna salvezza dalla crisi economica, riso e farina costano il doppio, il prezzo da pagare di un isolamento internazionale.

Il virus è una minaccia per la pace

A quanto riportato dalle fonti presenti nel territorio della Sierra Leone, la catastrofe sanitaria ha dato il via alla destabilizzazione sociale del paese. Giungono notizie, infatti, di almeno sette operatori inviati in missione in villaggio della Guinea, ai confini della Sierra Leone, uccisi a colpi di machete.

La Guinea è una delle nazioni insieme a Liberia e Sierra Leone, in cui si è sviluppato il focolaio epidemico. Questi paesi sono nel "caos totale", ingovernabili, ingestibili e poco inclini per natura allo status di nazioni democratiche. Ebola "è una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale" così ha commentato Margaret Chan, direttore dell'OMS, che lancia l'allarme avvertendo che non si tratta "solo un'emergenza sanitaria, ma una vera e propria crisi umanitaria, economica e sociale".

In soli ventuno giorni si è verificato il doppio dei casi di contagio avvenuti nelle prime settimane di diffusione dell'epidemia, questo dato è preoccupante, poiché è un chiaro indice di aumento della crisi epidemica. Nel frattempo anche Medici senza frontiere rimpatriano la volontaria francese contagiata da Ebola in Liberia.

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