Potrebbero essere cadute in una trappola, Vanessa Marzullo e Greta Ramelli, tratte in inganno da un attivista con cui erano in contatto da tempo su internet. Questa è l'ipotesi che sembra farsi sempre più strada sul rapimento delle due cooperanti italiane scomparse in Siria il 31 luglio. È stato riportato dal sito internet del quotidiano libanese al Akhbar, vicino al movimento Hezbollah e anti-israeliano, lo stesso che poco tempo fa aveva reso note alcune indiscrezioni sul sequestro di padre Dall'Oglio, il prete gesuita di cui non abbiamo notizie dal luglio dell'anno scorso.

L'attendibilità delle notizie sarebbe avvalorata dal fatto che queste ipotetiche notizie sul gesuita fossero state poi confermate da fonti italiane e siriane.

Pare che le ragazze si tenessero in contatto da tempo dall'Italia con un attivista siriano, un ex miliziano di Abizmu, forse il capo del consiglio rivoluzionario, che le avrebbe poi incontrate in Siria per conoscerle. Si sarebbero recate più volte a casa sua e, nella tana del lupo, sono state presumibilmente rapite con l'inganno, in vista di un cospicuo riscatto.

Sarebbero poi state subito vendute ad un altro gruppo armato, ma, secondo la fonte, non sarebbero finite nelle mani dello Stato Islamico. Da quanto emerge dalla ricostruzione, le ragazze si dovrebbero trovare tra la regione occidentale di Aleppo ed il confine con la Turchia. Intanto, viene lanciato un appello ai sequestratori dall'imam di Firenze, Elzir Izzedin per conto dell'Unione delle comunità islamiche italiane.

Diffonde un filmato in arabo ed in italiano in cui si rivolge direttamente ai rapitori e li esorta a liberare Vanessa, Greta e Dall'Oglio, spiegando che si tratta di persone che in Italia lavorano a sostegno del popolo siriano. E fa leva sulle parole scritte nel Corano: "Nessuno può accusare qualcuno di una cosa che non ha fatto". Oltre alle ragazze e al gesuita, ricordiamo che non abbiamo ancora notizie dell'impiegato Gianluca Salviato e del tecnico Marco Vallisa, sequestrati in Libia pochi mesi fa.

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