L’ebola si estende nello spazio e nel tempo. Ormai il virus è arrivato alle porte dell’Italia, si sta diffondendo negli Usa e mezzo mondo è in allarme. Ma il virus si sta diffondendo anche nel tempo. Fino a ieri si parlava di un periodo di incubazione che variava dai 2 ai 21 giorni. Oggi, invece, si parla di un periodo di sopravvivenza del virus, all’interno del corpo umano, che arriva a toccare le 7 settimane. Latte materno e liquido seminale maschile sono serbatoi del virus all’interno dei quali l’ebola resiste fino a 7 settimane senza morire.

L'ebola resiste, perciò, anche dopo la guarigione e, quindi, dopo che non si trova più all’interno del sangue della persona contagiata. Il virus rimane vitale e infettivo fino a 7 settimane. Un bel cambio di prospettiva rispetto ai 21 giorni di incubazione di cui si parlava. Bisogna, quindi, rivedere le tempistiche di isolamento degli ammalati e le tempistiche delle cure, per non rischiare che il virus scappi di mano. Lo ha riferito il Centro europeo per il controllo delle malattie. L’ebola è ormai fuori controllo?

Si procede alla cieca

Non si sa come bloccare la diffusione del contagio, ma non si sa neppure con che contagio abbiamo a che fare. Non solo contatto fisico, quindi, adesso la diffusione avviene anche tramite donazioni di sangue, organi e tessuti, rapporti sessuali, allattamento.

Anche settimane dopo la guarigione. I pazienti rilasciati dall’isolamento nei giorni scorsi in Spagna a in USA, quindi, potrebbero non essere completamente fuori pericolo, così come potrebbero non essere completamente fuori pericolo le persone con cui hanno avuto o hanno relazioni, anche le più banali.

Nuovi casi sospetti

E nel frattempo i casi sospetti aumentano. Un uova persona a rischio è stata identificata a Dallas, in Texas, per un contatto avuto con l’infermiera a sua volta contagiata dal paziente zero nei giorni scorsi. Lo ha dichiarato Tom Frieden, il direttore del Centro per il controllo e prevenzione delle malattie USA. L’approccio americano alla malattia deve cambiare radicalmente - continua lo stesso Tom Frieden.

Tutte le persone che si sono occupate del cosiddetto paziente zero nei giorni scorsi sono a rischio infezione e devono essere poste in isolamento. Soprattutto dopo gli ultimi studi dell’Ecdc. L’infermiera spagnola madrilena, invece, primo caso di ebola in Europa, è “sotto osservazione” ma la sua situazione sembra stia migliorando. Fino al 27 ottobre prossimo, però, l’intera penisola iberica rimane in allarme. E dopo gli ultimi studi lo stato d’allarme verrà sicuramente prolungato. In Norvegia, invece, la dottoressa di Medici senza Frontiere, contagiata durante una missione in Sierra Leone, mostra “segni di miglioramento”.

Sappiamo gestire la crisi?

Come è possibile che in ogni ospedale dove si verifica un caso sospetto, immediatamente dopo anche gli operatori sanitari del centro si ritrovino contagiati?

Senza scendere in facili accuse, l’Italia sarebbe in grado di gestire un’emergenza del genere? O il tutto si trasformerebbe in una psicosi collettiva da “si salvi chi può”? «Le linee guida ci sono, la conoscenza del virus c’è e non c’è. Le autorità dicono che tutto è sotto controllo - spiega Adriano Lazzarin, primario di malattie infettive e virologo del San Raffaele di Milano, intervistato dal Corriere della Sera - In Italia siamo pronti, se però c’è un caso di Ebola, data la difficoltà a individuare i malati prima dei sintomi, la catena potrebbe scricchiolare. Un paziente arriva in pronto soccorso, i sintomi non sono chiari, l’ambulatorio è aperto e prima che il medico avvii le procedure previste i contatti possono essere molti».

La cronaca, però, lascia (in parte) ben sperare. Il personale medico italiano è attento e addirittura iper-protettivo nei confronti dei suoi pazienti. A costo anche di creare falsi allarme, non si sottovaluta nessuna situazione a rischio. E così è stato anche ieri a Roma, quando sono scattate le procedure d’emergenza dopo che un uomo di origine somala aveva accusato un malore sconosciuto. Falso allarme, è vero. Ma preferiamo un falso allarme o un allarme ebola?