Nemmeno quindici giorni dalla sodomizzazione di Vincenzo, il ragazzo che è stato violentato con un compressore, ed il quartiere di Pianura, a dieci km dal centro, è ancora teatro di un atto di violenza efferata. Stavolta un blitz, indirizzato ai danni di Fabio Orefice, un ragazzo di trenta anni, a via Luigi Santamaria. Lo hanno aspettato direttamente sotto casa i criminali, in una zona densamente abitata quale è quella alle spalle della chiesa di San Giorgio, e una volta avvistatolo hanno iniziato ad aprire il fuoco causandogli delle ferite gravi.

Si è trattata di un'elevata sequenza di pallottole: la polizia ne conta almeno dieci, delle quali tre lo hanno raggiunto in più parti del corpo e Fabio è stato subito portato all'ospedale San Paolo dalla moglie stessa. Ironia della sorte, si tratta dello stesso ospedale dove fu ricoverato e operato al colon Vincenzo pochi giorni fa.

La polizia ha subito effettuato delle indagini per capire se il ragazzo avesse dei legami con la camorra napoletana ma non è emerso nulla in questo senso. L'unico legame parrebbe essere la moglie che risulta imparentata con il clan Mele, il clan dominante in quella zona e quindi si avanza l'ipotesi di una sorta di vendetta trasversale operata ai danni di Fabio.

Purtroppo la zona in cui abita è del tutto priva di telecamere e quindi attualmente risulta impossibile riuscire a rintracciare i delinquenti e non è nemmeno stato possibile ascoltare la vittima del blitz, cosa che si conta di fare nei prossimi giorni, appena le sue condizioni miglioreranno.

I medici comunque hanno già steso un primo verdetto in seguito alle analisi delle ferite riportate: si tratta di ferite e lesioni gravi ma il ragazzo non corre pericolo di morte.

E pensare che appena cinque giorni fa una buona percentuale dei cittadini di Pianura aveva organizzato una fiaccolata contro la violenza in onore di Vincenzo. Ma evidentemente si tratta di una lotta ancora lunga perché il quartiere è coinvolto per la seconda volta nel giro di nemmeno dieci giorni in un caso di violenza grave.

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