Questa è una settimana cruciale per il processo di pace in Colombia. Proprio in queste ore, presso la regione orientale di Arauca (confine col Venezuela), le Farc-Ep (Fuerzas armadas revolucionarias de Colombia - Ejército del pueblo) hanno liberato i due militari dell'Esercito colombiano che erano stati sequestrati lo scorso 9 novembre. I due soldati facevano parte del "pacchetto" di cinque ostaggi, di cui i guerriglieri hanno promesso la liberazione: questa è la condizione imposta dal Governo di Bogotà per riannodare il dialogo di pace. Il suddetto gruppo è poi composto dal generale Rubén Alzate, il caporale Jorge Rodríguez, e dall'avvocato Gloria Urrego, catturati lo scorso 16 novembre nella regione occidentale del Chocó.

L'anomalo sequestro dei tre ha causato la sospensione dei negoziati in corso da oltre un biennio all'Avana (Cuba), e l'interruzione del processo di pace nel suo complesso: la scorsa settimana il presidente Juan Manuel Santos ha deciso unilateralmente lo stop alle trattative con le forze guerrigliere marxiste, i cui effettivi si stimano intorno alle 8000 unità. Va rilevato come il generale Alzate sia l'ufficiale di più alto rango, catturato dalla guerriglia comunista in oltre mezzo secolo di conflitto: la goccia che ha fatto traboccare il vaso, o meglio la pazienza di Santos.

In campo la Croce rossa

Le Forze armate colombiane - come peraltro avviene generalmente, in questi casi - avrebbero già interrotto ogni attività militare nella Regione, al fine di facilitare il rilascio.

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Un'operazione cui, secondo la stampa locale, dovrebbe partecipare anche il Comitato internazionale della Croce rossa. Il viceministro della Difesa di Bogotà, Jorge Bedoya, si dice convinto che «così come l'hanno tanto facilmente sequestrato, con la stessa facilità lo possono liberare», ed ha duramente replicato alla denuncia delle Farc, che accusano l'Esercito di ostacolare la liberazione.

L'ira del capo dei guerriglieri

Un recente comunicato delle Farc - firmato addirittura dal comandante in capo dei guerriglieri, Rodrigo Londoño Echeverri, nome di battaglia, Timochenko - ha, infatti, agitato non poco gli animi di chi anela alla pace. Timochenko ha accusato il capo dello stato di aver «tradito la fiducia», rammentando che «le regole del gioco che sempre rivendicò il presidente erano le seguenti: niente di quanto possa occorrere nei campi di battaglia sarà in grado di condizionare il corso delle trattative». «E tuttavia ha deciso di ordinare la sospensione del negoziato per la pace», ha proseguito sul web il capo guerrigliero, «violando in modo flagrante non soltanto la propria retorica, ma addirittura i termini dell'Accordo generale».

Insomma, secondo il leader guerrigliero, non si potrà far finta di niente.

Il ruolo dell'Eln

Ad aggravare una situazione già complessa, le più recenti strategie dei guevaristi dell'Ejército de liberación nacional (Eln), che contano su 2500 uomini in armi. Nel Chocó (la regione più povera del Paese), il secondo gruppo guerrigliero della Colombia ha proclamato un nuovo "sciopero armato": una vera e propria dimostrazione di forza con cui si punta a paralizzare l'intera area, minacciando di attaccare chiunque svolga attività commerciali o di trasporto. Giova a questo punto porre l'accento sul fatto che sia le Farc sia l'Eln, sin dal 2001 sono classificate dall'Unione europea come organizzazioni terroriste. Una definizione che tuttavia non è unanime: non è condivisa, tra gli altri, dai Governi di Brasile e Argentina.