Non mi sento un eroe ma neanche un untore: sono solo un soldato ferito in campo da un nemico spietato. Questo ha scritto nella sua lettera Fabrizio di Emergency, il medico catanese contagiato dal virus di Ebola in Sierra Leone che da alcuni giorni sta meglio e riprende il controllo del corpo, si muove autonomamente. Ha letto qualcosa di pubblicato che riguarda la sua vicenda e, tra tante parole di augurio e di conforto, anche frasi che testimoniano l'ignoranza nei confronti di questa malattia. Il suo primo pensiero va ai suoi colleghi di Emergency che sono ancora lì, in Sierra Leone, a combattere in questi giorni di festività, a fare del loro meglio per curare i malati di Ebola. Fabrizio considera Ebola un mostro terribile che può essere sconfitto solo se ad ostacolarlo sia un fronte sempre più grande ed efficace.

Del suo isolamento durato due settimane ricorda in particolare i primi 2-3 giorni: i farmaci sperimentali, il malessere, la nausea, l'agitazione, la sua voglia di immedesimarsi nei suoi pazienti e di mantenersi lucido e professionale per capire, per fare un'analisi scientifica del suo stato emotivo e fisico. Ma è una malattia terribile e, dopo la trasfusione di plasma e con tutto il malessere che ne segue, restare lucidi e coscienti è impossibile. In rianimazione, dopo aver firmato il consenso per i protocolli sperimentali, la sua memoria si è annebbiata, il suo stato fisico si è aggravato. Per due settimane ha lottato col nemico Ebola e lo ha vinto.

Si trovava in Sierra Leone dal 18 ottobre per curare i malati di Ebola, quando si scopre che Fabrizio è il primo italiano contagiato da Ebola.

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Viene riportato in Italia da un Boeing 767 la notte del 24 novembre, già febbricitante, con i brividi addosso, malessere generale e iperemia congiuntivale. Trascorre un mese da 'paziente zero', comincia ad uscire dal pericolo già a metà dicembre ma solo oggi è stato dichiarato completamente guarito.

Venti giorni fa, era ancora in rianimazione e respirava attraverso le macchine all'Ospedale Spallanzani di Roma. Di lui si cita solo il nome di battesimo, Fabrizio, per proteggere la sua identità. Per curarlo si pensa inizialmente ad un trattamento antivirale specifico, un farmaco sperimentale non registrato in Italia e autorizzato dall'Aifa, la combinazione di cinque farmaci sperimentali. Viene seguito da uno staff di 30 persone (15 medici e 15 infermieri), in completo isolamento dal mondo esterno.

Poi si opta per un solo farmaco antivirale più il primo trattamento a base di 'plasma di convalescenza', il plasma di persone contagiate da Ebola che sono guarite e che arriva dalla Spagna e dalla Germania. Il 28 novembre Fabrizio inizia a migliorare e il 30 novembre, continuando la somministrazione del plasma, supera il terzo trattamento sperimentale con il farmaco che agisce sul sistema immunitario. Dal 2 dicembre fino al 6 dicembre, l'ottimismo lascia il posto alla preoccupazione: Fabrizio peggiora, la febbre ricompare e ha bisogno della respirazione assistita grazie alle macchine.

Il 10 dicembre le sue condizioni recuperano anche se la prognosi rimane riservata. Il 17 dicembre e con un ulteriore conferma del 22 dicembre, il 'paziente zero' viene dichiarato fuori pericolo.

Le condizioni sono buone, è in convalescenza.