Il suo corpo è stato trovato il 18 ottobre 2014 in un canale nelle vicinanze dell'abitazione di famiglia e ancora gli inquirenti non riescono a dare un'identità chiara all'assassino. Tutti i sospetti o quasi restano dunque concentrati sul marito. Mancano però gli indispensabili riscontri probatori. La novità di questi giorni riguarda il fatto che i militari si sono recati nella sua casa per rivolgere alcuni quesiti relativi alla complessa ricostruzione in atto dell'ormai nota vicenda. I carabinieri si sono trattenuti in casa per oltre tre ore. Si cerca di mettere a fuoco le ore precedenti alla colazione in casa quel mattino, per capire se la donna era ancora viva quando il marito, annunciando che era indisposta, ha detto ai quattro figli che quel giorno li avrebbe accompagnati lui a scuola al posto di mamma Elena Ceste

La figura di Michele Buoninconti, di professione vigile del fuoco, resta da approfondire in quanto apparsa sulle prime un po' bizzarra, a partire dalla decisione di liberarsi, rispedendolo al mittente, del cane di famiglia quando questa doveva essere una delle sue ultime preoccupazioni. Molte le illazioni dei media, in queste ultime settimane, sulla figura di Elena Ceste, alla quale non è stato perdonato l'avere qualche amicizia maschile con la quale dialogare via chat.

Come conseguenza di tale atteggiamento - che in alcune occasioni ha calpestato il diritto alla privacy di Elena Ceste - si è perfino formato un Comitato composto dagli amici della donna e l'ordine dei giornalisti ha inteso prendere posizione rispetto a conduttori televisivi titolari di importanti contenitori, che secondo alcune interpretazioni speculano su casi simili a quello di Elena Ceste di Costigliole, magari senza neanche l'obbligatoria iscrizione all'apposito Albo dei giornalisti.



Negli ultimi giorni, però, ecco una sorpresa. Si è costituito un comitato anche in favore di Michele Buoninconti, da alcuni considerato il classico caso di mostro sbattuto in prima pagina. A comporlo addirittura ex colleghi dei tempi della scuola. Il quadro si va quindi confondendo non poco. Un autentico rompicapo per gli investigatori, che si scontrano a monte con un problema oggettivo e cioè il fatto che non esiste un'arma del delitto visto che secondo i rilievi autoptici la signora è deceduta per asfissia da strangolamento. Sulla figura di Michele pesa però quello che ad alcuni sembra un clamoroso autogol e cioè il fatto che un uomo che avrebbe una voce molto simile chiamò una trasmissione tv per invitare a effettuare accertamenti sui messaggi che Elena Ceste scambiava, come intendendo dire che era quella la strada per rintracciare l'assassino.

I migliori video del giorno

L'uomo dichiarò, parrebbe con enorme ingenuità, di chiamarsi Armando Diaz, nome che sollevò subito molta perplessità. Di certo al 2 dicembre 2014 per risolvere il rebus Elena Ceste servono altre indagini.