Domani 19 gennaio la Codacons presenterà un esposto alla Corte dei Conti per fare luce su eventuali riscatti pagati dallo Stato italiano a fronte della liberazione di Vanessa Marzullo e Greta Ramelli rapite in Siria. La notizia che siano tornate a casa non può che far piacere ma i dubbi sono tanti riguardo alla contropartita concessa per riscattare le due ragazze, ha dichiarato l'associazione. Premesso che sia indispensabile salvare la vita di italiani rapiti all'estero, la Codacons chiederà accertamenti alla Corte dei Conti e l'intervento della Guardia di Finanza per verificare se la liberazione sia scattata a seguito del pagamento di un riscatto.

La Codacons giudica "scriteriate e pericolose" certe operazioni condotte all'estero e diffida "il ministero degli Esteri a disporre controlli su tutte le missioni avviate dalle organizzazioni onlus italiane nei paesi a rischio". Questo ha affermato il presidente Carlo Rienzi al fine di bloccare operazioni che possano coinvolgere la salute dei connazionali inviati su tali fronti e di evitare comportamenti a rischio e non idonei come quelli delle due cooperanti rapite. La Codacons è un'Associazione di Associazioni cui aderiscono molte organizzazioni operanti per la tutela degli utenti di vari servizi (pubblici, giustizia, scuola, trasporti, sanitari, finanziari, stampa, ecc.).

Laura Boldrini ritiene le polemiche sull'eventuale riscatto "veramente inaccettabili, insopportabili e non degne di considerazione.

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La solidarietà è un valore fondante anche nella nostra Costituzione". Intanto Rukmini Maria Callimachi, la giornalista del New York Times, nonché esperta di rapimenti eseguiti da jihadisti, dichiara che il governo italiano stanzia da sempre soldi attraverso appoggi locali e per il caso di Vanessa e Greta ha avuto la conferma dai mediatori dei sequestri di Sandra Mariani e Rossella Urru rapite da al Qaeda in Algeria. Grazie alla sua attività sappiamo che negli ultimi 6 anni i governi europei hanno riscattato i rapitori pagando 125 milioni di dollari. Tra i vari casi di rapimenti che la Callimachi ha studiato risultano diversi italiani. Spesso, afferma la giornalista, i riscatti sono mascherati da aiuti umanitari: il Paese europeo coinvolto nel sequestro paga un governo locale o una org che a sua volta gira la somma ai sequestratori. Anche la Germania l'ha fatto nel 2003 a Mali. La Callimachi non sa nei dettagli in che modo l'Italia abbia pagato la liberazione ma non c'è dubbio che l'abbia fatto. Le è stato confermato dai due mediatori sopra menzionati. Secondo un'inchiesta da lei condotta, nel Maghreb i sequestrati sono trattati bene perché considerati risorse, In passato, sia per gli ostaggi dell'Isis che per quelli di al Qaeda ciò non si verificava.